Disarticolazioni traslitterate

Si scrive per guarire sé stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore. Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto. Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l’uomo sia nessuno senza memoria. Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri. La realtà e la finzione sono due facce intercambiabili della vita e della letteratura. Ogni sguardo dello scrittore diventa visione, e viceversa: ogni visione diventa uno sguardo. In sostanza è la vita che si trasforma in sogno e il sogno che si trasforma in vita, così come avviene per la memoria. La realtà è così sfuggente ed effimera… Non esiste l’attimo in sé, ma esiste l’attimo nel momento in cui è già passato. Piuttosto che vagheggiare un futuro vaporoso ed elusivo, preferisco curvarmi sui fantasmi di ieri senza che però mi impediscano di vivere l’oggi nella sua pienezza. — Gesualdo Bufalino

Pensate a due aerei che fanno l’amore.
Pensate a dei cervelli in una vasca.
Pensate a un mondo, il nostro, che altro non è se non pura illusione.
Pensate a un mondo, il nostro, senza guerre.
Dichiaro l’intento, miei signori: vi parlerò di due film — anzi, di un film e di una serie di film composta da un bel film, il primo, e da due brutti film, gli ultimi due — quali Il dottor Stranamore: ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba e Matrix. A questi aggiungerò Brains in a vat, meraviglioso saggio di Hillary Putnam, e il pacifismo, inteso come quel movimento cui capostipite fu  Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre, autore di quel Il progetto di pace perpetua che tanto influenzò Rousseau, Voltaire e Kant.
Ho trovato giusto dichiararmi subito, cosicché quanto segue possa essere compreso facilmente — in fondo è cosa nota: io cerco sempre di risultare chiaro sin dalle prime righe, e non mi piace particolarmente confondere i miei amatissimi lettori.

Una transumanza transeunte di umanoidi effimeri si accalca sotto gli occhi del Dominatore. L’Architetto espone, l’Eletto si scopre debole. Lo scienziato ridacchia, con quello stridio così inconfondibile. L’ordigno “fine di mondo” è pronto a salutarli. Cervelli manipolati, scarnificati, scabri, pronti a spappolarsi. Una donna, un uomo, un amore. Banalità soverchianti si sovrappongono. Un accoppiamento di aerei. Tre personaggi che divengono uno — anzi, l’Uno. Amici e nemici nella stessa stanza, frantumandosi l’un con l’altro, in un trionfo di ironia e genialità. Si guardano. Sorridono. Si baciano. Il corpo inizia a contrarsi. Gli impulsi stritolano quel corpo disteso. Io e Lei ci guardiamo. We’ll Meet Again, mon Amour. Die Menschen bauen zu viele Mauern und zu wenig Brücken — ergo: le persone costruiscono troppi muri e troppi pochi ponti. Stimoli percorrono i nostri occhi. Sussurriamo. Ci guardiamo. Ci baciamo. Ma poi no. Loro sono qui. Mi volto. Lei non c’è. Mi sveglio. Nel letto. Apro gli occhi — buio. Li chiudo — luce. Pensavo di essermi svegliato. Invece, no. Mi sveglio — credo. Mi vedo in uno schermo. Non capisco. Non può essere. Un mondo bianco latte, atemporale e aspaziale, mi circonda. Vedo solo una scena. Sentendo una musica. Entrambe immortali. Due aeroplani che si accoppiano, e Try a Little Tenderness sotto. Penso di star sognando. Mi giro. A sinistra. Una formica disegna Churchill sulla sabbia. Mi giro. A destra. Una formica scrive “Churchill” sulla sabbia. Guardo in alto. Cartesio rilucente. Guardo in basso. Cartesio sgozzato. Allucinato, cerco di calmarmi. Stropiccio gli occhi. Li riapro. Sono nel letto, credo. Una sorta di divinatore mi parla, ovviamente senza emettere suoni — e infatti lo sento nitidamente, quando mi dice: “è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità“. Non capisco. Ho la nausea. Mi alzo. Un uomo cavalca una bomba, in senso letterale e in senso figurato. Poi mi accorgo che è la tele. La spengo. Mi vesto. Esco — da dove, proprio non saprei. Nabucodonosor mi recupera, e accelera. È la fine del XXII secolo. Le persone schizzano, come il sangue dopo la tortura dei giapponesi. Quando riesco a fermarle, sento la sua voce. È flebile. Frangibile. Fragile. Divina. Erotica. Proibita. Negata. Anticipante. Straboccante. In una parola: oracolare. Quando mi volto per vederla, la sua luce mi travolge. Come un’affermazione autorefutativa, la sua contraddittorietà mi stupisce. Parla di estinzione, e di rivoluzione sessuale. Tratta gli uomini come dei, uni e trini. Proclama creazioni fittizie, significati di significato, e alberi mentalizzati. Di un mondo che c’è solo grazie a delle macchine. Di un mondo fisicamente possibile, e proprio per questo terrorizzante. Di un mondo, però, filosoficamente negato, e per questo rassicurante.
Provo a fermarla, ma non escono suoni dalle mie labbra. Lei è come un fiume in piena, e allora non posso che farla continuare.
Mi prospetta un mondo troppo bello per essere vero. Sostiene che se tutti gli stati rinunciassero all’1% dei loro armamenti atomici la fame nel mondo non sarebbe più un problema. Sostiene che se si redistribuisse quel che possiede l’1% delle persone, il restante 99% vivrebbe di rendita per generazioni. Sostiene che se tutti i governi avviassero politiche climatiche, questa meravigliosa Terra potrebbe continuare a esistere per secoli. Sostiene cose davvero troppo belle, per essere vere. Provo a non crederle, ma la sua sapienza mi travolge. In fondo lei, nel 1968, ha generato un figlio talmente rivoluzionario da far credere agli uomini che il viaggio sulla Luna fosse un’invenzione, e che il video l’avesse girato lei stessa.
Di colpo, un’esplosione.

Il film è finito. Meraviglioso. Assolutamente geniale.
Come l’Aufhebung, rivoluziona il panorama conservandolo.
Spengo la tele e sento una voce subito dopo.
Mi giro. Nessuno.
“Va bene, hai vinto tu”, le dico, arrendendomi. “So che ci sei. So che hai un significato. So che quando l’avevi programmato, tutto questo aveva un senso. È che proprio non lo vedo”.
Non dimenticherò mai la sua risposta:

“Il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile.”

Federico

3 risposte a "Disarticolazioni traslitterate"

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  1. Caro Federico hai superato te stesso.
    Una prosa fluida e viscosa ti entra nella carne.
    Il testo è lungo (e complesso) per qualche povera nota. Ma ci provo con due punti di attacco: la citazione di Bufalino e la chiusa finale “Il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile.”. In mezzo l’auspicio al disarmo.
    Non condivido il punto di Bufalino: come forse ho detto altre volte credo che il passato non solo non esista (è stato!) ma che sia meglio così. Per pochi piacevoli ricordi, una montagna di faccende futili, gesti incomprensibili, fatti e misfatti, chiacchiere……nohhhh.

    Non ci sto allo scambio. Preferisco la speranza che è come una scala verso il domani. Una mano tesa verso il futuro che in parte scriverò e in parte subirò.
    Tra l’essere e il non essere preferisco il ‘sognare’.

    C’è una piccola interessante contraddizione tra l’incipit e la chiusa: il visibile è l’ora, è il qui. L’invisibile (se non è il futuro non è neanche il passato). Ma l’hic et nunc sono piattaforma di lancio verso il futuro.

    * * *
    in tema di armamento, fame nel mondo, perché dire ‘sarebbe troppo bello per essere vero’?
    Qualcuno vuole che sia così. Se qualcuno vuole, ci deve essere qualcuno che non vuole che sia così.

    Il punto è che stiamo andando fuori suolo: l’aereo della modernizzazione se continua così, finisce per perdersi fuori dall’atmosfera; ma se tenta di tornare indietro non trova più l’aeroporto da cui è decollato. Sono le terre dei padri e dei poveri, depredate, inaridite, ormai disabitate. Ci troviamo come Thelma e Louise davanti al burrone: schicchiamo l’acceleratore?

    La mia generazione non può fare più danni di quelli che ha fatto ma la tua, caro Federico, deve urlare a Thelma e Louise di fare retromarcia. Siamo molto tardi. Ma proprio da questo strano continente, l’Europa, ci deve essere un risveglio di coscienza e un pronti, via!

    L’Europa ha tante responsabilità storiche ma nel mondo è l’unico punto di aggregazione di una cultura millenaria in grado di prendere consapevolezza ed agire.
    Chi lo potrebbe fare se non le nuove generazioni di intellettuali e scienziati? la scienza non va demonizzate, è stata usata male, distratta da tanti fini migliori. Allora forza! c’è un lavoro immenso da fare.

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