Intelletti incastonati

Mare
Distese di steli
si estendono sotto ai miei occhi
brillano al sole agitati dal vento
poi immobili tacciono
e respiro

In sottofondo un cicaleccio
si adagia sul mare di prati
mi siedo tra loro e li contemplo
e finalmente
vivo.

Steli
Rugiada si posa sui fiori | quando s’annuncia l’autunno. Immobile, danza con il tempo. Come non sprecare il tempo che mi rimane? Le visioni arrivano, improvvise e impensabili. Labbra si spalancano a un ingorgo di parole. C’è tempo, sussurra un angioletto come te, non è più giugno ‘73. Braccia si cingono.  Vibrante intesa di tutti i sensi. Scendono inaspettatamente lacrime. Mi blocco di colpo, con la penna a mezz’aria. Eccesso di citazioni  —  flusso interrotto. Sollevo gli occhi, che vengono prepotentemente trapassati da raggi ormai esuli all’orizzonte. La brezza estiva scuote dolcemente i fili d’erba che mi circondano. Mi avvicino allo strapiombo. Una folata di aria impregnata di sale mi investe. Avevano un nome specifico. Mi lascio tentare dall’ennesimo richiamo ammaliante. Il pensiero riprende a scorrere, mi sottometto al suo volere e lui dilaga, esondando ben oltre la scogliera. Insieme, a capofitto, giù. E scrivo: falesie.

Falesie
Distratti anfratti astratti artefatti contratti contrasti con altri collanti con tante costanti cotanti amanti distanti diamanti d’amianto di mine dipinte divelte diritte costrette compresse compassi comparsi cosparsi con frasi di strazi destrorsi distratti di tratti rifratti frattali fra tanti fra tagli fra steli ti stagli mi vedi non sbagli se credi che m’ami che preghi che speri poi vedi che cieli e pianeti eterei dispieghi dinieghi e tramo segreti tra fronde e vigneti e scavo radici vene di tamerici tra sguardi e torpori tra fianchi e costati odori e sapori salive e sudori un cielo d’incenso incendio d’immenso che guarda dall’alto e stende clemente un velo intenso intarsio introverso cosparso di alloro e d’avorio deterso a tutti osservate il tempio d’amore in cui vi addentrate altri non è che un nudo tremore di carni e ragioni che cercano i toni i foni gli ardori per entrare da fuori con fiori e furori e scavare un vuoto a cui niente va aggiunto ma tolto a torto ritorto contorto distorto travolto in mezzo a un oceano di umanoidità sempiterna aridità o forse superficialità o beata semplicità ma dopotutto non possiamo fare altro che tornare a essere soli che non bruciano più le loro giornate nell’attesa della notte ma dal pulviscolo al crepuscolo divampano luci tra cime e radici di voci di baci di volti di mani domani mi dico che t’amo che temo i tempi che temi che tieni costretti tra vuoti e difetti ritagli segreti tra questi pianeti cospargi alter eghi di perle e diademi sistemi criteri sistemo crateri di crasi e pensieri sostrati di meri tentati teoremi mi guardi ti pieghi ti vedo fra tanti fra tagli fra steli mi staglio mi vedo non sbaglio se credo e ti dico che è vero — che t’amo davvero.

Anna Lanfranchi

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