Smetto quando voglio

“Sono laureato, ma guardi, è un errore di gioventù del quale sono profondamente consapevole.Alberto De Sanctis (alias Pietro Sermonti in Smetto quando voglio)

Negli ultimi due articoli ho parlato di film che considero tra le migliori commedie italiane, ma rimanendo sempre su film piuttosto “vecchi”, come se in ambito comico in Italia non si sia sfornato più nulla di godibile.
Uno spiraglio di luce per la rinascita di questo genere che, di anno in anno, sembrava diventare sempre più scadente, arrivò nel 2014 con Smetto quando voglio, primo film del giovane regista Sydney Sibilia. Questo primo film, di quella che poi è diventata una trilogia simbolo degli ultimi anni, è sicuramente tra i migliori film del genere commedia dell’ultimo decennio.
Gli interpreti sono svariati e portano in scena diverse “maschere”, molto variopinte tra loro, riferite a lavoratori precari con menti geniali in ogni ambito, scientifico o letterario che sia. Primo tra tutti, Edoardo Leo a interpretare il protagonista Pietro Zinni, ricercatore neurobiologo finito a fare il professore precario che non trova più un modo per fare una vita più dignitosa, sia per lui sia per la sua ragazza. Scoprendo l’esistenza delle cosiddette “droghe legali”, inizia a circondarsi di ex colleghi e conoscenti che potrebbero aiutarlo nella sua impresa di prendersi una rivincita.
Gli altri colleghi/interpreti sono Stefano Fresi (il chimico Alberto Petrelli), Libero De Rienzo (l’economista Bartolomeo Bonelli), Pietro Sermonti (l’antropologo Andrea De Sanctis), Paolo Calabresi (l’archeologo Arturo Frantini), Valerio Aprea e Lorenzo Lavia (i due latinisti).
Una banda unita dallo stato precario delle loro situazioni lavorative, formate da lavori in nero, schiavizzati e completamente al di fuori dal mondo accademico in cui avevano scelto inizialmente di provare a fare carriera.

Questo film con battute pungenti, una fotografia ottima e una regia molto poco italiana (cit.), riesce a conquistare perché racconta con cinismo e divertimento una realtà molto amara e sempre più attuale della nostra Italia: dalla difficoltà delle ultime generazioni nel poter crescere nel mondo del lavoro senza dover fare mille lavori sottopagati prima, fino al paradosso della laurea e dell’esperienza, toccando la crisi di tanti settori segnati da anni di furbizia e manovre illecite, la paura del proprio futuro in mano a persone che non guardano in faccia nessuno per arrivare ai propri scopi, e l’illegalità che diventa l’unico modo per vivere.
Sotto un velo di ironia intelligente, dunque, si dipinge una realtà amara — perché amare sono anche le risate e i sorrisi che da questa pellicola scaturiscono e che, proprio come una vera “commedia all’italiana”, ci lascia quel senso di vuoto interiore alla fine della visione.

Una buona sceneggiatura, dagli interpreti eccezionali, una storia ispirata creano un capolavoro che riesce a catturare, raccontare, divertire ed emozionare.
Il segreto di una vita più bella da vivere, sicuramente, non è quello di cercare scappatoie dalla legge e guadagnare illegalmente, bens’ vivere con ironia, sapendosi mettere in gioco, senza prendersi troppo sul serio, dimostrando a sé stessi e agli altri che non bisogna mai sottovalutarsi, ma sfruttare le proprie conoscenze e talenti per portare la propria vita a traguardi che prima sembravano irraggiungibili.
Cogliere il divertimento e l’ironia di Smetto quando voglio non serve per abbattersi, ma per ricominciare e rendersi conto di quanto si valga davvero, per poter modificare quelle situazioni insostenibili nel mondo lavorativo e accademico che ormai fanno parte del quotidiano e sembrano non voler cambiare.

Alice

3 risposte a "Smetto quando voglio"

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  1. Un film che ho apprezzato tantissimo per il tipo di regia e per i personaggi che presentava. In realtà la fotografia non mi convinceva molto per via di quel colore giallo troppo presente, ma per il resto è un film da non perdere assolutamente.

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