Apologia del diverso

La diversità è un tema molto delicato affrontato da molti anche nel passato, ma mai davvero risolto o spiegato in maniera esaustiva. Tutt’ora ne discutiamo e tutt’ora ci sono molti modi in cui essa può mostrarsi ai nostri occhi ed essere percepita. 
Da sempre il principale motivo di differenziazione e di separazione fra popoli è stata in particolare la diversità culturale. Nell’antica Grecia il diverso in questo senso era apostrofato con la parola “barbaros“, che in origine non aveva alcuna connotazione negativa. Nell’Iliade, quando la società greca aveva appena iniziato a formarsi, il suddetto termine significava soltanto “colui che balbetta”, ovvero che non conosce il greco. Chi parlava un’altra lingua era diverso, era esterno alla comunità, ma nulla più. Dopo le Guerre Persiane però la situazione cambiò. I greci si trovarono a combattere con il barbaro per antonomasia, il persiano, che venne miracolosamente sconfitto. Il più grande esercito del Mediterraneo era stato sbaragliato da miriadi di città stato minuscole. Nacque allora, grazie alla propaganda ellenica, l’idea che i greci avessero vinto in quanto popolo migliore e superiore. Da questo momento in poi si diffuse l’idea che il diverso, il barbaro, era anche inferiore. Difatti ancora oggi la parola (italianizzata) “barbaro” evoca in noi immagini di violenza, rozzezza e inciviltà. 

Ci fu però, già 2500 anni fa, un uomo capace di andare oltre a questi stereotipi, che riuscì ad analizzare con occhio limpido popoli molto lontani dalla grecità. 
Erodoto, considerato il primo storico, nacque ad Alicarnasso, in Asia Minore, fra il 490 e il 480 a.C. La sua famiglia era perfettamente integrata con la popolazione Caria stanziata nella zona assieme alle genti greche e forse è proprio grazie a questo prematuro contatto con la diversità che egli divenne un attento e imparziale esploratore. Si dice che per scrivere la sua opera (Le Storie) abbia viaggiato davvero in prima persona per tutto il Mediterraneo, anche perché fu costretto ad un lungo esilio, lontano dalla sua città natale. I protagonisti indiscussi del suo scritto sono Egizi e Persiani, ma egli descrive con grande acume ogni popolo che incontra e lo fa mettendo i suoi lettori al corrente non solo di usi e costumi ma anche di leggende e di racconti. Le Storie avevano come tema principale la guerra fra greci e barbari, cioè il lungo conflitto contro i Persiani combattuto nei decenni precedenti. Eppure Erodoto sembrava molto più interessato alle curiosità sulle popolazioni, alle loro storie e ai loro dei. Le digressione etnografiche si sprecano! Le divinità compaiono nella narrazione quasi come personaggi reali, come se ci trovassimo nell’Iliade di Omero. Erodoto in effetti non aveva precedenti se non lui per scrivere la sua opera, a cui dunque si ispira. 
Oltre a fornirci molteplici e preziose informazioni, ci ha consegnato anche le prime riflessioni sulle istituzioni politiche (il tripolitikos) e sul cosiddetto relativismo culturale. Attraverso un aneddoto, nel III libro, l’autore sembra analizzare il concetto di diversità. Dario, il re di Persia, fece un giorno chiamare i greci e gli indiani che soggiornavano presso di lui e pose ai due gruppi una domanda. Ai greci chiese per quanto denaro avrebbero divorato i propri cari defunti e agli indiani per quanto denaro li avrebbero bruciati. In entrambi i casi Dario ricevette un netto rifiuto di qualsiasi somma: mai si sarebbero piegati a compiere simili sacrilegi. Il cannibalismo e l’incinerazione era le cerimonie funebri rispettivamente di indiani e greci. Quello che per un popolo era sacro, per l’altro era empio. Chi ha ragione? Erodoto conclude scrivendo che “la consuetudine è regina di tutte le cose”. Non esiste risposta a questa domanda.

Decretiamo qualcosa come giusto o sbagliato semplicemente perché ci hanno insegnato a decretarlo così. Non esiste la superiorità o l’inferiorità, la ragione o il torto.
Esiste solo il diverso. Erodoto nega l’esistenza di schemi comportamentali universali, sostenendo che essi variano a seconda del nomos, ovvero della legge che gli uomini si impongono. 
Erodoto, molti secoli prima di Cristo, si era dimostrato un verso cosmopolita, ma non solo per aver abitato il mondo fisicamente.
Egli lo aveva esplorato con curiosità e profondità, cercando cause ed effetti, legami, congiunzioni e differenze. Capì, grazie ad un occhio esperto da vero avventuriero, che la diversità esiste e non è per forza un male.
Anzi, straordinariamente interessante e stimolante. 

Laura

2 risposte a "Apologia del diverso"

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    1. Indubbiamente. L’autrice non vede però il collegamento con il suo articolo, che evidentemente muove su un piano, sociale e letterario, di ben altro spessore e rilievo — quel che Laura voleva far emergere è un ritratto del pensiero erodoteo, non un bugiardino d’istruzioni per il comportamento pratico del singolo.

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