La poesia come nuova nascita

Trecentosessantaquattro giorni fa, quando stavamo presentando la seconda edizione del Concorso Poetico, eravamo increduli del fatto che, dopo poco più di tre anni, il nostro blog avesse raggiunto le 50mila visualizzazioni. Un anno, un virus e una segnalazione dopo, Bottega di idee ha superato, da tempo e agilmente, le 80mila. Tradotto: in meno di 12 mesi, con cinque e mezzo di questi passati sostanzialmente senza social a causa della segnalazione che voi tutti conoscerete, il nostro blog ha totalizzato oltre 30mila visualizzazioni.
Numeri, certo, importanti — specie per chi non ha mai pagato nemmeno un centesimo ai social per mettere in evidenza i propri contenuti — ma che, in sé e per sé, nulla vogliono dire. Non scopriamo certo oggi, infatti, che nel mondo dell’Internet spesso piattaforme con questo tipo di numeri, e anche — purtroppo — con numeri molto maggiori, diffondano contenuti riprovevoli; né, tantomeno, quanto spesso avvenga che siano questi numeri stessi a deresponsabilizzare gli individui che ne godono. Numeri dai quali, però, volevamo partire, per una ragione molto semplice: sono numeri che attestano un interesse, sempre crescente, per gli argomenti che trattiamo. E se gli argomenti sono un tentativo, in senso ampio, di portare cultura ai giovani, da parte di altri giovani, in un momento come questo e in un contesto come quello del Web, ecco che quei numeri iniziano ad avere un loro peso specifico.
Da qualche tempo, e proprio a partire da questi numeri, chi ora vi scrive aveva deciso di rinnovare quella che, forse, è la creazione di cui questo blog va più fiero, e che senz’altro è la più coraggiosa: il Concorso Poetico. Grazie al Concorso e al processo di selezione a esso legato, infatti, da due anni a questa parte, su Bottega di idee, nel mese di maggio, vengono pubblicate solo poesie. Fino all’anno scorso, grosso modo, funzionava così: delle persone dall’esterno concorrevano tra loro portando ciascuno delle poesie, le quali venivano vagliate dal sottoscritto e da Alice, il componente della redazione che più era legato al mondo della poesia, sia come autrice sia come lettrice. Unitamente alle pubblicazioni scaturenti dal Concorso, poi, ma senza passare dal processo di selezione, alcuni membri della redazione di Bottega di idee avevano la possibilità di pubblicare i loro componimenti nello stesso mese. Da quest’anno, invece, tutti coloro che vorranno vedere pubblicati i propri lavori — chi vi scrive è compreso, ovviamente — dovranno passare dal giudizio della Giuria del Concorso Poetico, ovviamente del tutto diversa da quella delle prime due edizioni.
Criterio-guida che ci ha orientato nella costituzione di questa Giuria è stata l’eterogeneità: data la natura ineliminabilmente soggettiva di un giudizio su una poesia, infatti, avremmo trovato quasi limitante riferirci a un’unica figura (o a un unico tipo di figure, come due o tre poeti, per esempio) specificamente dedicata al tema. Così, la decisione è stata quella di chiamare tre persone, ciascuna rappresentante un mondo ben specifico: Mira Andriolo, regista teatrale che abbiamo già intervistato negli anni addietro, brillantissima lettrice di poesie, nonché appassionata del genere; Mirella Borgocroce, autrice di un libro d’incredibile valore, Il ragazzo fortissimo, e spesso — a causa del suo lavoro — a contatto con poesie di giovani e giovanissimi autori, come emergerà dall’intervista che pubblicheremo a marzo; Paolo Zanardi, poeta di Parma i cui componimenti hanno avuto svariati riconoscimenti, nazionali e non solo, e che, oltre a ciò, è anche curatore di blog letterari e amministratore di pagine Facebook di poesia, ma questo e molto altro — a partire dalla sua passione per la fotografia, per fare un solo esempio — emergerà ancor meglio dall’intervista che pubblicheremo nel mese di aprile.

Giuria nuovissima, dunque, ma regole sostanzialmente identiche: lo stesso numero di poesie per autore, le stesse modalità relative all’invio, la stessa logica (non un numero fisso di poesie dichiarate vincitrici, ma uno relazionato alla quantità di poesie ricevute e alle necessità di redazione) delle due edizioni precedenti. Tutto questo, scritto con ben altra precisione e piena specificazione di ogni dettaglio, è riportato nel nostro Bando (che troverete un po’ ovunque: schiacciando sulla parola in azzurro*, in fondo a questo articolo*, in una pagina ad hoc, in formato pdf su altre piattaforme, come link condivisibile e già pubblicato sul web), che è da considerarsi il riferimento per chi volesse partecipare, oltre ovviamente agli usuali canali ai quali — come sempre — potete contattarci per eventuali questioni sul Concorso stesso: i profili social (Facebook e Instagram soprattutto) e l’indirizzo mail (bottegadiidee@gmail.com) al quale, entro il 31 marzo 2021, dovrete inviare le poesie.

Come capirete, questo è un momento particolare per tutti noi. La redazione di Bottega di idee, come si è accennato in apertura, ha vissuto cinque mesi e mezzo davvero particolari, a partire da quel 16 agosto 2020 che, quantomeno il sottoscritto, non dimenticherà tanto facilmente. Ma oltre a questo, e in maniera molto più pervasiva, ingombrante e totale — nella stessa accezione del termine di quando lo si utilizza parlando di “istituzione totale” —, ciascuno di noi si è dovuto scontrare, e tuttora continua a farlo, con questa terribile pandemia. E ancor di più, e peggio: siamo stati costretti a osservare, indignati ma purtroppo non sorpresi, l’esecrabile comportamento di un uomo e una decina di individui al seguito che, al di là della meritorietà o meno delle questioni poste, hanno di fatto costretto i cittadini un Paese stremato a doversi svegliare, ogni mattina per molti giorni, senza sapere chi li governasse — e chi ci governa, fra le altre cose, sarebbe anche chi ci dice come comportarci in questo momento così particolare.
Ecco: in un momento come questo, chi vi scrive ritiene che poche cose possano essere benefiche quanto dei giovani che invoglino altri giovani, tramite una Giuria di indubbio valore, a comporre poesie e diffonderle, e quindi, implicitamente, a guardare dentro se stessi, a fare esercizio d’introspezione, a riflettere su di sé e sugli altri — perché non c’è poesia senza osservazione, senza introspezione, senza riflessione.
E a riprova di questo, in momenti in cui la mestizia dello scenario politico italiano sembra non essere mai abbastanza, non c’è miglior conclusione delle parole di quello che fu, sempre al di là delle questioni contenutistiche, un illustrissimo politico:

“Quando il potere porta l’uomo verso l’arroganza, la poesia gli ricorda i suoi limiti. Quando il potere restringe la sfera di interesse dell’uomo, la poesia gli ricorda la ricchezza e la diversità dell’esistenza. Quando il potere corrompe, la poesia rigenera.”

Federico

*da smartphone, per una migliore lettura del Bando, consigliamo la “visualizzazione desktop”


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