Ulisse

Per continuare la riflessione sul viaggio iniziata nello scorso articolo, quest’altro testo sarà dedicato al simbolo per eccellenza del movimento e della ricerca: Ulisse.
Egli era Odisseo per i greci e dopo la sua prima apparizione nell’Iliade come uno degli innumerevoli eroi ellenici, Omero gli dedica un intero poema: l’Odissea.

Nel proemio di quest’ultima viene definito con la parola “polytropos”, la quale in poche sillabe riassume tutta l’essenza del personaggio che descrive, sfruttando quell’enorme capacità di sintesi e profondità così tipica del greco antico.
Letteralmente è traducibile con “colui che si volge da molte parti”, ma il suo significato va molto oltre. Quello che si volge da molte parti è l’ingegno di Ulisse, che è ampio e versatile. Esso dunque non si rivolge soltanto a una particolare conoscenza o a una abilità fruibile in un unico campo. La sua intelligenza e il suo personaggio sono in movimento continuo. Con l’astuzia Ulisse riesce sempre a cavarsela, volgendo appunto ogni situazione a suo favore. È lui che escogita il tranello del cavallo di legno durante la guerra di Troia e sarà lui a salvare i compagni dalla maga Circe, dai mangiatori di loto, da Polifemo e da tutto il resto.
La sua non è propriamente conoscenza, ma furbizia. Non è uno studioso o un filosofo, è un guerriero e un semplice uomo che cerca di sopravvivere nella giungla di peripezie che la vita lo porta ad affrontare. Non è un caso infatti che la prima parola dell’Odissea sia “aner”, cioè uomo. Il centro dell’opera non sarà altro che questo.
Oltre a diventare simbolo dell’ingegno astuto e brillante, il suo nostos (cioè “viaggio di ritorno”) lo renderà la rappresentazione del movimento. Affronta il Mediterraneo e scopre cose mai viste da nessun altro. “A lungo andò vagando e di molte genti vide le terre”, si legge nel proemio. Incontra i Feaci, trascorre anni con Calipso. Anche per la letteratura successiva diventa un modello.
Il solo nome, “Ulisse”, per noi è oggi carico di significato, e può voler dire molte cose — significa la voglia di partire, la voglia di esplorare. Rappresenta la scoperta, quella materiale e quello astratta.

È interessante notare come il mito si ispiri alla realtà e alla verosimiglianza, per poi restituire immagini irreali ma così intense. Dopotutto, Ulisse è nato dai mercanti, dagli esploratori, da uomini reali che gli antichi avevano conosciuto e a cui era necessario dare una rappresentazione.
In questi casi diventa evidente la tendenza all’astrazione che caratterizza l’umanità. Dalla realtà si creano miti paradigmatici, che diventano simboli lontani, irrealizzabili, ma eterni.

Cosa rappresenta ora Ulisse? Ogni simbolo è effettivamente universale, ma alla fine ognuno di essi è sottoposto alla personale visione dei singoli.
Ulisse oggi rappresenta ancora il viaggio e il movimento, sia intellettuale che fisico, così come lo è stato per i secoli precedenti. La sua figura ormai monopolizza questi concetti.
Parliamo, dunque, di un’immagine di finzione che riesce comunque ad evocare umanità e verosimiglianza. Com’è tipico della tradizione greca, anche gli eroi come gli dei, sono pieni di difetti. Ulisse è egoista, spregiudicato… ma anche questo lo rende il simbolo reale che è. Non sarebbe credibile altrimenti, non sarebbe così umano, non riusciremmo ad empatizzare con lui come ora facciamo.

Su Ulisse si scarica da secoli la pressione di chi vuole osare e partire, di chi è disposto ad affrontare ogni pericolo per la scoperta. Sia essa materiale o spirituale.
Ulisse, personalmente, mi accompagna da sempre, e da sempre mi dà coraggio nell’affrontare con audacia ogni situazione, anche ora che ho deciso di partire, nonostante la situazione difficile in cui tutti volgiamo. Per inseguire un sogno si è disposti a tutto, così come Ulisse fu disposto a morire oltre le colonne d’Ercole per sapere ancora di più. Nonostante questa sia l’immagine medievale di Ulisse, quella data da Dante nell’Inferno della Commedia, fa anch’essa parte del simbolo e del personaggio. La bellezza del mito è che si arricchisce senza mai perdere nulla. A volte riesce a comporsi persino di opposti.
Quindi, cosa rappresenta ora Ulisse? Il coraggio, l’audacia? La curiosità, l’astuzia? Questo sta a noi deciderlo. 

Laura

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