Nuovi orizzonti

Qui i primi 30 film della Lista

Negli Anni Cinquanta, come accennavo nella scorsa puntata, si è definito il canone del cinema classico americano (e non solo). Il momento si è paradossalmente rivelato cruciale per l’intera Settima Arte. In Francia, un gruppo di giovani appassionati riuniti attorno al grande studioso André Bazin  fonda la seminale rivista Cahiers du Cinema. I loro gusti sono quanto mai variegati: vanno dall’Espressionismo tedesco, ai capolavori muti della Teoria del Montaggio Sovrano sovietica, al Neorealismo italiano, ma pure ai film cosiddetti “di genere”, fino a quel momento snobbati dai cinefili. Proprio partendo da questi ultimi (John Ford e Alfred Hitchcock in primis), i giovani critici francesi elaborano il concetto di Autore, che sancisce definitivamente il ruolo primario del regista, strappandolo a teorici, star e produttori. A quel punto, il passaggio dietro la macchina da presa per molti di questi ragazzi intraprendenti (Truffaut, Godard, Chabrol, Rohmer, Rivette…) è quasi automatico. Da loro nasce la Nouvelle Vague, l’ultimo movimento fondamentale del cinema mondiale (con i tre sopra citati), destinata a rinnovare radicalmente il linguaggio filmico. L’effetto domino sarà inevitabile e benefico, e porterà una nuova consapevolezza negli spettatori di tutto il mondo, che si apriranno finalmente a titoli meno convenzionali. Non più il classico triangolo USA/Europa/Giappone, quindi: nuove cinematografie emergenti fanno la loro comparsa sugli schermi… 

LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE
(Vertigo, USA, 1958; col., 128’) di Alfred Hitchcock. Con James Stewart e Kim Novak.
Un ex poliziotto afflitto da una grave forma di acrofobia viene assunto da un ex compagno di scuola per sorvegliare la moglie, che sembra posseduta dallo spirito di un’antenata.
PERCHÉ VEDERLO
I film di Hitchcock sono spiazzanti. All’apparenza sembrano banali, ma se ne finisce sempre catturati. Merito di una miriade di soluzioni grafiche, visive e tecniche che ne rendono l’analisi incredibilmente stratificata. Questo capolavoro di suspense non solo non invecchia mai, ma chiede a gran voce, anche una volta scoperto il plot, di essere riguardato, e ogni volta con maggiore piacere.
DOVE TROVARLO
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Con Hitchcock c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il titolo più popolare è Psyco (1960), ma non lasciatevi sfuggire neppure La finestra sul cortile (1954), Intrigo internazionale (1959) e Gli uccelli (1963)

LA SALA DELLA MUSICA
(Jalsaghar, India, 1958; BN, 100’) di Satyajit Ray. Con Chhabi Biswas e Padmadevi.
Un proprietario terriero, di nobile stirpe ma caduto in disgrazia, dilapida tutto ciò che gli rimane in una folle “gara” con un borghese arricchito a chi organizza il concerto migliore.
PERCHÉ VEDERLO
Sul cinema indiano gravano pesanti pregiudizi: durate fluviali, e numeri coreografati interminabili quanto inspiegabili. Questo perché l’opera di Satyajit Ray è relativamente poco conosciuta. La sala della musica è insieme archetipo e apice dello stile che sarà poi di Bollywood. I numeri musicali sono tre, uno più bello dell’altro: l’ultimo, di danza kathak, dura dieci minuti, e paradossalmente sembrano quasi pochi! Descrivendo il dramma di un uomo ormai reso folle dalla fine della sua stirpe, ci viene mostrata, attraverso una serie di dicotomie (elefante/automobile, narghilè/tabacco da fiuto, candelabri/elettricità) l’India che cambia, e non in meglio.  
DOVE TROVARLO 
Online, sottotitolato.
…E SE VI È PIACIUTO
Buongustai! Sempre di Ray, è imprescindibile la Trilogia di Apu, composta da Il lamento sul sentiero (1955), Aparajito (1956) e Il mondo di Apu (1959).

LA GRANDE GUERRA 
(Italia/Francia, 1959; BN, 135’) di Mario Monicelli. Con Vittorio Gassman e Alberto Sordi.
Oreste Jacovacci, romano, e Giovanni Busacca, milanese, entrambi richiamati a combattere sul Piave la Prima Guerra Mondiale, cercano in tutti i modi di imboscarsi. Ma la Storia li attende al varco. 
PERCHÉ VEDERLO
La Commedia all’Italiana, nata dal Neorealismo ma strettamente imparentata con l’antica Commedia dell’Arte, è la più impressionante fotografia del Paese che si possa avere. Mario Monicelli ne è stato forse l’autore più rappresentativo. E questa tragicommedia, osteggiata dallo Stato per la sua narrazione antiretorica del conflitto, e quindi iniquamente vietata ai minori di 18 anni, ne è fra gli esempi più fulgidi.  
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Monicelli è stato autore particolarmente prolifico, che ha di fatto inaugurato e chiuso la ventennale stagione della Commedia all’italiana. Impossibile tralasciare I soliti ignoti (1956), L’armata Brancaleone (1966) e Amici Miei (1975). Ma ci sono almeno altri tre gioielli da recuperare: Totò e Carolina (1955), Romanzo popolare (1974, stupefacente) e Un borghese piccolo piccolo (1977)

HIROSHIMA MON AMOUR
(Francia, 1959; BN, 90’) di Alain Resnais. Con Emmanuelle Riva e Okada Eiji.
Dopo una notte d’amore con un architetto giapponese, un’attrice francese, a Hiroshima per girare un film pacifista, riflette sul suo passato di collaborazionista.
PERCHÉ VEDERLO
Fra i giovani autori della Nouvelle Vague, Alain Resnais (che pure non vi aderì mai ufficialmente) è stato il più cerebrale. In questo film-manifesto, sceneggiato da Marguerite Duras, compaiono tutti gli elementi chiave del suo stile: il Tempo visto quasi come unità fisicamente percorribile, la Memoria, il rapporto fra Storia ufficiale e storia personale. Fondamentale.
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Notte e nebbia (1956) e L’anno scorso a Marienbad (1961). Oppure i film, più leggeri, di Louis Malle: Ascensore per il patibolo (1958) e Zazie nel metrò (1960).

I 400 COLPI
(Les quatre cents coups, Francia, 1959; BN, 99’) di François Truffaut. Con Jean-Pierre Léaud e Albert Rémy.
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza del ribelle Antoine Doinel, dodicenne parigino insofferente alle regole e trascurato dai genitori.
PERCHÉ VEDERLO
Quanto sono belli i film di François Truffaut! Le sue trame raccontano vite comuni, ma con un tocco personale che le rende indimenticabili. Impossibile non affezionarsi al piccolo Antoine che ne combina di tutti i colori (faire les quatre cents coups, in francese) cercando attenzioni e affetto. Il finale, poi, è fra i più efficaci ed emblematici di tutta la storia del cinema.
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Il personaggio di Antoine Doinel (sempre interpretato da Jean-Pierre Leaud) compare in altri quattro titoli di Truffaut, che ne delineano l’esistenza: Antoine e Colette, episodio del film collettivo L’amore a vent’anni (1962), Baci rubati (1968), Non drammatizziamo… è solo questione di corna (1970, atroce titolo italiano per Domicile conjugal) e L’amore fugge (1978). Ma imperdibile è anche Jules e Jim (1962). Oppure, ancora, Céline e Julie vanno in barca (1974) di Jacques Rivette

A QUALCUNO PIACE CALDO
(Some Like It Hot, USA, 1959; BN, 120’) di Billy Wilder. Con Tony Curtis e Jack Lemmon.
Due jazzisti squattrinati, in fuga dai gangsters, si travestono da donne per unirsi a un’orchestra femminile in trasferta in Florida.
PERCHÉ VEDERLO
Universalmente noto come la commedia perfetta, questo irriverente capolavoro del grande Billy Wilder non tradisce certo le attese. Potete vederlo cento volte, e cento volte riderete a crepapelle. Il perché è presto detto: è un infallibile congegno a orologeria. Era dai tempi di Lubitsch che il cinema non conosceva simile livelli di divertimento. Una storia così performante che la bellissima Marylin Monroe e il suo ukulele (!) passano (quasi) in secondo piano…
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Anche per Wilder c’è l’imbarazzo della scelta (e nessun regista paragonabile). Due titoli su tutti: Viale del tramonto (1950) e L’appartamento (1960)

FINO ALL’ULTIMO RESPIRO
(À bout de souffle, Francia, 1960; BN, 90’) di Jean Luc Godard. Con Jean-Paul Belmondo e Jeanne Seberg.
L’improbabile breve storia d’amore fra un delinquentello parigino e un’affascinante studentessa americana.
PERCHÉ VEDERLO
Terzo “nume tutelare” della Nouvelle Vague, Jean-Luc Godard è il più rivoluzionario, per stile e contenuti. A lui dobbiamo l’invenzione del jump-cut, tecnica attraverso la quale, tagliando i fotogrammi centrali di un’inquadratura, si genera di fatto una micro ellissi temporale. Un’escamotage che, spezzando la continuità temporale, segna la frattura definitiva con il criterio della verosimiglianza. Ne beneficerà praticamente tutto il cinema mondiale. E per il resto, un gusto per il montaggio e per i primi piani che fa il paio con una manifesta passione per il cinema noir americano.
DOVE TROVARLO
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Sinceramente, al netto del titolo in oggetto, non amo Godard, che trovo spesso troppo votato alla trasgressione formale. Eccesso per eccesso, vi “dirotto” allora sulla Rive Gauche, frangia estrema della NV: se lo trovate, non perdetevi La maman et la putain (1973) di Jean Eustache: un autentico capolavoro.

UNA VITA DIFFICILE
(Italia, 1961; BN, 115’) di Dino Risi. Con Alberto Sordi e Lea Massari.
Finita la guerra, il giornalista Silvio Magnozzi, ex partigiano comunista, non è disposto in alcun modi a scendere a compromessi per garantirsi una stabilità economica. A farne le spese, oltre a lui, è la moglie Elena.
PERCHÉ VEDERLO
Altro titolo fondativo della Commedia all’italiana, Una vita difficile svela al mondo il talento di Dino Risi, che come Monicelli si rivela essere un acuto fotografo della società degli Anni Cinquanta. Meno crudele del collega, ma più amaro, ci regala un personaggio indimenticabile che consacra Alberto Sordi a “campione” dei vizi e delle virtù degli italiani. Un film così bello, vero e toccante che dovrebbe rientrare nei programmi scolastici.
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Di Risi, assolutamente da non perdere è Il sorpasso (1962). Sul tema dei “postumi” della Resistenza, Tutti a casa! (1960) di Luigi Comencini e C’eravamo tanto amati (1974; ne parleremo) di Ettore Scola.

LA JETÉE
(Francia, 1962; BN, 28’) di Chris Marker. Con Hélène Chatelain e Davos Hanich.
In un futuro prossimo, un prigioniero di guerra è sottoposto a esperimenti per farlo viaggiare nel tempo. Nel passato, si innamora…
PERCHÉ VEDERLO
La jetée è il film fondamentale che pochissimi conoscono. Ed è un peccato, considerando l’enorme influenza che ha avuto sul cinema di fantascienza contemporaneo. Di per sé, è film in termini esclusivamente fisici, in quanto impresso su pellicola. Si compone infatti di sole fotografie e voce narrante, con un unico (e per questo emozionante) movimento cinematografico: un occhio che si apre. Ciononostante (e in meno di mezz’ora!) c’è spazio per una storia estremamente complessa, e anche per parecchie citazioni. La più bella ci riporta a La donna che visse due volte, e non per caso… La trama ha ispirato un (non indimenticabile) film americano: L’esercito delle dodici scimmie (1995) del visionario Terry Gilliam.
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Chris Marker è uno dei veicoli migliori per approcciare il mondo meraviglioso del cinema d’avanguardia. In DVD La jetée è distribuito con Sans Soleil (1983) e Level Five (1997): sarebbe un peccato non approfittare

LA CASA È NERA
(Khaneh Siah Ast, Iran, 1963; BN, 20’) di Forugh Farrokhzad.
Uno sguardo sulla vita dei lebbrosi rinchiusi in una colonia iraniana.
PERCHÉ VEDERLO
Unico film girato dalla poetessa e attivista Forugh Farrokhzad, è una delle pietre miliari del cinema documentario, nonché manifesto del Nuovo Cinema Iraniano, sorto durante il periodo dello scià Reza Pahlavi (1963-1979). Alle immagini terribili, ma scevre di sensazionalismo, dei lebbrosi, si accompagna la voce della stessa regista che leggi testi sacri e sue poesie, ad attestare la Bellezza come unica forma possibile di resistenza alle sofferenze. Capolavoro assoluto, fra le vette del cinema mondiale.
DOVE TROVARLO 
Online.
…E SE VI È PIACIUTO
Assolutamente da non perdere è l’altro film fondativo del cinema iraniano: Mattone e Specchio (1963) di Ebrahim Golestan, compagno di vita e di lotta della Farrokhzad.

Mattia Agostinali

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