Bingo!

Margherita Vicario e il patriarcato: 1-0

“Devi fare una foto dove sembri una fica  
E poi subito un’altra dove sei un po’ sbiadita.” — La matrona, 2007 

 Su Instagram, il mantra di tutte.  
Devi vivere per essere guardata. Ma sii attenta agli sguardi, perché alcuni potrebbero essere  indiscreti. E trasformarsi in altro.  

Ci voleva una Margherita Vicario, in Italia. Ci voleva qualcuno che si alzasse in piedi e urlasse il  diritto al piacere femminile, in una società dove parlare di clitoride ed orgasmo femminile è ancora  un tabù. E invece il video di Giubbottino ribalta i ruoli: sono gli uomini a sfilare per le donne, che  (scioccante!) visibilmente provano desiderio. Le desiderate diventano desideranti.  Irriverente. Insomma, possibile che nessuno abbia ancora urlato allo scandalo? Una donna che parla  di sesso? Anzi, addirittura una donna che parla di porno?  
Ma Margherita Vicario non porta alla ribalta solo questo tema. Vi ricordate delle studentesse  statunitensi a Firenze, stuprate da due carabinieri in servizio nel settembre 2017? La conferma della  condanna a Marco Camuffo è stata emessa proprio il mese scorso, e il processo d’appello per Pietro  Costa dovrebbe svolgersi nel dicembre di 2021.  
Ci insegnano che in strada ci dobbiamo guardare da quelli che sono scuri di pelle, quelli che  sembrano nullafacenti, quelli che sono vestiti male. Di quelli dobbiamo avere paura. Eppure le  pugnalate alle spalle arrivano proprio dalle istituzioni che ci dovrebbero proteggere.  

“Quelli che dormon per strada  
Il più delle volte sono i più sereni  
A volte li fermano i carabinieri  
Ma se fermano me  
Che ho bevuto non proprio del tè  
Magari son bionda e parlo anglais  
E son cazzi amari, cazzi in divisa  
Oh cazzo che sfiga  
Questa è l’Italia che odia l’indiano che mette benzina” — Mandela, 2019

Il privilegio, naturalmente, non è percepibile da chi lo possiede. Spesso, gli uomini non capiscono  cosa voglia dire essere costantemente consapevole di essere donna, quando si cammina per strada  alla sera. Non per questo vanno accusati, dobbiamo smettere di farci la guerra. Ma bisogna smettere  di relegare il problema sistemico del sessismo a fatti eccezionali, come se riguardasse solamente  realtà a noi lontane e sconosciute.  
Il sessismo è radicato nella cultura dominante, la nostra cultura dominante. Avrete sorriso quando  Margherita Vicario canta “Tipo cowboy parlan di donne // Meglio “tipe”, “bitch”, “troie”” nel suo  nuovo singolo Orango Tango, che anticipa l’album Bingo. Se pensi che il sessismo non rappresenti  un problema di esclusione sociale, prova a costruire nella tua testa una società distopica in cui le  donne sono al comando. In quella società, sono i mascolinisti a dare fastidio, come nella commedia  francese Non sono un uomo facile (2018): una distopica società matriarcale non è la soluzione.  Forse nessuno conosce la soluzione perfetta. Solo il dialogo (e non la guerra) tra i sessi potrà portare  alla costruzione di una società più equa e meno sessista.  

Chi si bea nell’indifferenza sociale del “tanto non cambia niente”, si ricordi che lavora otto ore al  giorno perché le organizzazioni operaie del passato non si sono arrese. Si ricordi che può votare  perché qualcuno ha manifestato. Si ricordi che la loro libertà di parola, come la mia, esiste grazie a  chi ha osato. Ed è appesa ad un filo.  
Quindi osiamo, ma osiamo insieme.  

Lucia Bertoldini

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