I libri proibiti

Se vi dicessi di guardare la vostra libreria (senza considerare i titoli dei vostri libri, solo gli autori) cosa vedreste? È possibile che siano per la maggiore uomini europei o statunitensi? Letteratura russa a parte, l’autore più esotico potrebbe essere Gabriel García Márquez, che rimane comunque figlio della cultura occidentale che ha colonizzato il Sud America. Perché nelle nostre librerie c’è una carenza di autori extra-europei, per non parlare di autrici donne?

Quando vengono nominati i libri proibiti, la nostra mente viaggia fino al Medioevo. Tempo in cui le streghe venivano bruciate, la chiesa dominava l’opinione pubblica e le scoperte scientifiche erano scrupolosamente passate sotto inchiesta dalla stessa. Ad alcuni verrà in mente la sezione segreta della torre nella biblioteca in Il nome della Rosa (Umberto Eco, 1986), altri appassionati ricorderanno le opere classiche perse nella transizione attraverso questo periodo di scarsa libertà intellettuale. Oggi, il concetto di libri proibiti è sparito dal mondo della narrativa occidentale. Tutti sanno bene che gli ultimi a compilare liste di libri proibiti sono stati i fascisti in Italia, i nazisti in Germania, i franchisti in Spagna e i comunisti nell’URSS di Stalin. Dopo la fine di questi regimi totalitari, i libri proibiti sono solo un ricordo per la popolazione europea. 

L’Occidente contemporaneo vede questo tipo di censura “medievale” solamente nelle zone in cui la cultura e la tradizione Islamica integralista dominano la popolazione. Poveri loro, insomma, che non hanno la libertà di parlare liberamente e di esprimere le loro opinioni. In Occidente, invece… in Europa e nel Nord America sembra si viva in una sorta di paradiso terrestre in cui la libertà è l’ideologia dominante. Del resto, è vero che ci sono delle enormi differenze tra l’Occidente e l’Oriente. Nella nuova e moderna Europa, siamo liberi di cercare su Google tutto ciò che vogliamo, siamo liberi di avere accesso alle più svariate biblioteche pubbliche (online e non). Di conseguenza abbiamo, per la prima volta, accesso a tutta la conoscenza del pianeta. Ma allora come mai le nostre ricerche su internet portano sempre ad autori che probabilmente già conosciamo, e perché le nostre librerie non si riempiono dei classici della letteratura indiana o persiana? 

Tutta la storia che ci arriva oggi, e tutta la nostra conoscenza, sono preselezionate: dato che a livello storico ci consideriamo i più importanti discendenti dell’antica cultura Mediterranea, questo si traduce a livello culturale. Le librerie, occidentali e non, selezionano il materiale sulla base dell’idea che lo stato o la nazione vuole creare di sé stessa. La narrativa indiana, la narrativa iraniana, la narrativa cinese sono assenti dalle nostre librerie e questo ci ha erroneamente portati a credere che non abbiano mai prodotto nulla d’interessante. Di certo, ci ripetiamo, non avranno un corrispettivo di Dante, di Platone, di Cicerone. Di conseguenza, l’Occidente domina: giustamente, verrebbe da dire, data la superiorità culturale che ci autoconvinciamo di avere. Ma quali prove abbiamo per dimostrare che le antiche culture mediterranee fossero le uniche ad eccellere? Quali prove abbiamo per dimostrare che la nostra cultura sia più ricca, interessante, ed avanzata di quella Orientale (della quale peraltro non sappiamo quasi nulla)? 

E quindi quest’estate potremmo leggere dei classici indiani, per esempio, con l’avvertenza che quasi nessuna biblioteca europea ne ha delle copie (per non parlare delle librerie). Forse i libri degli autori non europei sono i nostri nuovi libri proibiti. Se non li leggiamo, non ci dobbiamo rendere conto del fatto che la nostra cultura è privilegiata ed esaltata solamente a discapito di altre, che non per questo valgono meno. Del resto, il privilegio è sempre invisibile a chi ce l’ha, ed è difficile rendersi conto di una gerarchia dall’alto del piedistallo sul quale ci troviamo. 

Lucia Bertoldini

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