L’intervista a Maria Chiara Caruso

Maria Chiara Caruso, giornalista e speaker presso radio CRT, ha preso parte attivamente al “Maggio dei libri” in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Lametino – evento che ha celebrato il settecentesimo anniversario dalla morte di Dante Alighieri. Com’è stato relazionarsi con dei giovanissimi autori? C’è qualcosa di quest’esperienza che ti piacerebbe raccontarci?
Partecipare al Maggio dei libri è sempre un’emozione fortissima. Collaboro con il Sistema Bibliotecario Lametino da sempre e ogni anno diversi scrittori prendono parte a un appuntamento unico nel suo genere. Viverlo in tutte le sue sfumature è una cosa meravigliosa perché la lettura è il motore della nostra società. Vedere giovani proposte letterarie, quest’anno tante, è stato bello – in Italia abbiamo un potenziale nuovo letterario interessante, con una scelta variegata. I giovani sono una forza della natura e la letteratura ha bisogno di questa grinta. 

Oltre agli eventi nei quali ti abbiamo già vista, nella vita sei una speaker. Puoi dirci di più sul tuo lavoro? E come che credi che impatti sulla nostra cultura uno strumento d’ampio raggio d’azione come quello radiofonico?
Amo il mio lavoro, con radio CRT collaboro da diversi anni e il mio programma radiofonico è una finestra sul mondo editoriale internazionale che mira a promuovere la lettura di ogni parte del globo. Oltre a essere una conduttrice radiofonica sono una giornalista e raccontare le storie che mi circondano è sempre stimolante, è la mia mission figuriamoci raccontarle dietro un microfono in FM. Lavorare nell’ambito di una radio non solo risulta essere un allenamento quotidiano necessario alla tua formazione, ma la sua bellezza è proprio quella di connettere le menti umane all’unisono, dovunque esse siano, per divulgare un messaggio culturale che nell’ambito radiofonico risulta molto immediato e parla al cuore di tutti abbattendo le barriere che vi sono nella società. 

Nel tuo programma #cheteloleggiafare hai ospitato autori esordienti e non, provenienti da ogni parte d’Italia; credi che le proprie radici influenzino il modo di scrivere di un autore?
#cheteloleggiafare è un contenitore di idee aventi al centro sempre il libro. Il fatto di avere tanti autori di paesi differenti è una ricchezza e certo, il paese di provenienza influenza molto la propria scrittura perché in ogni terra, in ogni granello di vento si nasconde una realtà differente pregna di tradizioni meravigliose. La scrittura ha il compito di racchiudere queste tradizioni e trasformarle in poesia. 

Sapresti consigliare ai lettori di Bottega di idee un romanzo del quale, durante il tuo lavoro, sei venuta a conoscenza?
In ogni puntata do diversi consigli di lettura, ad esempio Donatella Di Pietrantonio è uscita quest’anno con un romanzo unico – Borgo Sud, seguito de L’arminuta –, lo consiglierei a tutti. Come, del resto, Economia sentimentale di Edoardo Nesi, un saggio capace di avvolgere tutti in seguito al cambiamento Italiano di questi mesi pandemici surreali. Vanessa Roggeri è uscita da pochissimo con il suo nuovo romanzo Il battito dei ricordi sulla potenza della forza umana e dei cambiamenti spesso violenti ma necessari. Potrei continuare consigliando nuove case editrici come Augh con i particolarissimi romanzi, oppure Scatole Parlanti e ancora un libro raffinatissimo di una giovane autrice, Tenere Perdite (l’autrice di questa intervista, che per delicatezza non vorrebbe citarsi. NdR). Il mercato editoriale italiano si è arricchito tantissimo in quest’ultimo anno e i gusti letterari possono trovare ampio riscontro nell’editoria contemporanea. 

Data la tua esperienza nel campo della Letteratura e, più in generale, in qualità di comunicatrice, quali diresti che sono i punti di forza necessari per poter intraprendere un percorso come il tuo?
Sicuramente la pazienza, la costanza, lo spirito di sacrifico e l’amore per la comunicazione. Il mio è un lavoro bellissimo che ti porta a rapportarti con persone diverse ogni giorno della tua vita. Ma come tutti i lavori è fatto di molta perseveranza e bisogna essere disposti a lottare per portarlo avanti. Quindi le caratteristiche sono questo e ultima ma non per importanza la Felicità. Essere comunicatore vuol dire anche esprimere un’aria serena e in pace con se stessi altrimenti non puoi fare bene questo lavoro, la felicità negli occhi è importante e capire che qualsiasi problema si abbia, qualsiasi cataclisma naturale si stia vivendo, di fronte a te c’è una persona che ha bisogno delle tue parole e delle tue storie. Devi poter trasmettere tranquillità, devi essere felice!

Cosa pensi caratterizzi la tua città – Lamezia Terme – a livello artistico? E quale credi sia il segreto per rendere i propri luoghi d’origine brulicanti d’arte?
Lamezia Terme è una città bellissima, nel profondo meridione d’Italia, tra due mari; già solo questo sprigiona arte, ma il vero fermento culturale lo vedo nelle persone che hanno sempre creduto e continuano a crearlo, in tutta la sua bellezza. La bellezza genera arte, e portare avanti una vasta proposta artistica non è semplice, ma diversi gruppi nella mia città lo fanno da anni, in maniera semplice ma a mio avviso efficace.
Sarebbe bello se avessimo una struttura comunale disposta a incentivare il talento artistico, di tutti i tipi. Sarebbe bello vivere in una regione che finanzi la cultura e che tenga stretta i suoi figli che vanno avanti per amore dell’arte e portandola avanti in funzione di quella passione. Incentivare la cultura è fondamentale e spero che la Calabria possa essere un giorno quel sogno che abbiamo sempre perseguito: la famosa “culla” della cultura. 

Se dovessi salutarci con un augurio, per te e per la tua carriera, con cosa ci lasceresti? 
Vi saluterei con un augurio secondo me bellissimo di Pier Paolo Pasolini che diceva: ”Ti insegnano a non splendere. E tu, splendi invece!”, cioè: non arrendiamoci mai. Se crediamo in qualcosa andiamo avanti, portiamola avanti, teniamoci stretti la nostra integrità, la coerenza, l’amore per la lettura e per le storie. Ah! Le storie… 

Francesca Giudici

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