That’s Entertainment!

Qui i primi 50 film della Lista

Non di solo essai vive il cinefilo. 
O meglio, non è detto che il buon cinema sia solo quello trascendentale, d’autore. 
O meglio ancora (e qui torniamo ai prodromi teorici della Nouvelle Vague), non è detto che il cinema d’autore non coincida con quello di intrattenimento.
L’interregno tra il rinnovamento stilistico della fine Anni Cinquanta e i grandi affreschi politici degli Anni Settanta è stato dominato dai film di genere. Di dieci che presentiamo oggi, ben nove rispondono a queste caratteristiche: tre comici; due horror; uno di fantascienza; uno western; un fantasy, un action
Buon divertimento!

PLAYTIME – TEMPO DI DIVERTIMENTO
(Playtime, Francia/Italia, 1967; col., 126’) di e con Jacques Tati.
Le disavventure dello stralunato monsieur Hulot, alle prese con una città ipermoderna.
PERCHÉ VEDERLO
Primo film comico girato in 70 mm e con audio 5.1. Un set grande come una città (tanto che, nei progetti del regista, avrebbe dovuto trasformarsi in un parco di divertimenti). Gags di ogni genere disseminate in qualunque punto dell’inquadratura, e non nella classica combinazione primo piano/campo medio. Vi basta? No? Allora dovete proprio guardarlo, e sullo schermo più grande che riuscite a recuperare…
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Se vi è piaciuto (o se vi ispira e volete vederlo), fareste meglio a guardare tutti i film precedenti dell’autore. Sono solo tre: Giorno di festa (1949), Le vacanze di monsieur Hulot (1953) e Mio zio (1958; Premio Oscar al Miglior Film Straniero)

HOLLYWOOD PARTY
(The Party, USA, 1968; col., 99’) di Blake Edwards. Con Peter Sellers e Claudine Longet.
Dopo aver distrutto con la propria imperizia il set di un kolossal americano, il maldestro attore indiano Hrundi V. Bakshi viene invitato per errore a un party nella lussuosa villa hollywoodiana del produttore… 
PERCHÉ VEDERLO
Perché? Perché è semplicemente uno dei più perfetti congegni comici di sempre (e non solo del cinema). Classico esempio di slow burn (ossia una trama basata sull’entropia, in cui un banale incidente dà il via a una serie esponenziale di disastri) si basa su una regia ispirata e in piena linea con lo zeitgeist dei Sixties, e soprattutto sul talento incredibile del grande Peter Sellers. Riderete come non mai.
DOVE TROVARLO
OPAC Sondrio
…E SE VI È PIACIUTO
Impossibile evitare il paragone con l’Arte dell’immenso Buster Keaton, specie Una settimana (1920) di cui abbiamo già parlato. Se vi innamorerete di Peter Sellers (credetemi, succederà), non perdetevi Il Dottor Stranamore ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (Stanley Kubrick, 1964) e il poetico Oltre il giardino (Hal Ashby, 1979).

2001: ODISSEA NELLO SPAZIO
(2001: A Space Odissey, GB/USA, 1968; col., 141’) di Stanley Kubrick. Con Keir Dullea e Gary Lockwood.
Dopo il ritrovamento sulla Luna di un misterioso monolite nero che sembra lanciare segnali verso Giove, viene organizzata una missione spaziale guidata da un supercomputer per svelare il mistero.
PERCHÉ VEDERLO
Ci sono film che fanno la storia del cinema, e ce ne sono (pochissimi) altri che fanno la Storia e basta. Se Fellini ha mostrato la potenza del Genio Creativo applicata alla Settima Arte, il capolavoro di Kubrick mette il Genio Intellettuale a servizio della potenza del Cinema. Può sembrare eccessivamente lento e pretenzioso, ma se avrete l’occasione di vederlo proiettato in 70 mm nella Sala Energia dell’Arcadia di Melzo (MI), lo schermo più grande d’Europa (lo fanno più o meno una volta all’anno), capirete la mente che l’ha creato, e la vostra percezione del Cinema cambierà radicalmente.
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Kubrick ha fatto solamente tredici film. I “canonici” sono così celebri che li conoscono tutti. Fra gli altri, e su tutti, la struttura matematica di Rapina a mano armata (1956) e la bellezza assoluta di Barry Lyndon (1975).

ROSEMARY’S BABY – NASTRO ROSSO A NEW YORK
(Rosemary’s Baby, USA, 1968; col., 136’) di Roman Polański. Con Mia Farrow e John Cassavetes.
Una giovane coppia appena trasferitasi in un elegante condominio newyorchese scopre di aspettare un bambino. Gli anziani vicini di casa si fanno sempre più gentili, e strane cose cominciano ad accadere…
PERCHÉ VEDERLO
Si può girare un horror davvero spaventoso senza una sola scena di sangue? Può una semplice ninna nanna terrorizzarvi? Sì, se sei un genio e ti chiami Roman Polański. Al suo primo film americano, centra il capolavoro assoluto, uno dei pochissimi film dell’orrore che chiedono di essere rivisti. Dopo l’uscita, il regista entrerà in un turbine (auto)distruttivo che ne condizionerà l’intera carriera.
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Quanto è discutibile sul piano umano, quanto Polański è indiscutibile sul piano artistico. Pochissimi autori hanno avuto una simile continuità nello sfornare titoli di livello così alto. Provate con Repulsione (1965), Chinatown (1974) o Il pianista (2002). E se volete una vera chicca da intenditori: Venere in pelliccia (2013).

LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI
(Night of the Living Dead, USA, 1968; BN, 96’) di George A. Romero. Con Duane Jones e Judith O’Dea.
Un gruppo eterogeneo di persone si trova rinchiusa in una vecchia casa mentre fuori imperversano gli zombi.
PERCHÉ VEDERLO
Girato con una manciata di spiccioli e con mezzi più che artigianali, il primo film della saga di George Romero non è solo uno degli horror più radicali del periodo (e fra i primissimi splatter): è anche e soprattutto un titolo seminale per capire gli Stati Uniti degli Anni Sessanta. E ancora: è il classico film che ogni studente di cinema vorrebbe poter girare. Attenzione al finale: se saprete leggerlo vi cambierà il senso di tutta la narrazione precedente. 
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
A volerne cercare l’archetipo, dobbiamo spostarci nel selvaggio West di Ombre Rosse (John Ford, 1939) che a sua volta discende da un racconto ottocentesco di Guy de Maupassant, Palla di Sego. Se invece amate il genere, questo è il primo di una saga di sei: seguono Zombi (1978, il più bello in assoluto), Il giorno degli zombi (1985), La terra dei morti viventi (2005), Le cronache dei morti viventi (2007), Survival of the Dead (2009). E se vi attirano i B-movies, dal capolavoro di Romero derivano una marea di titoli deliranti. Uno su tutti? E tu vivrai nel terrore! – L’aldilà (Lucio Fulci, 1981).

IL MUCCHIO SELVAGGIO
(The Wild Bunch, USA, 1969; col., 137’) di Sam Peckinpah. Con William Holden ed Ernest Borgnine.
In fuga dopo una sanguinosa rapina, un gruppo di banditi si rifugia in Messico nel feudo di un sadico generale controrivoluzionario.
PERCHÉ VEDERLO
Capolavoro del western crepuscolare, e per alcuni ultimo del suo genere (almeno fino alla recente rinascita), il film di Peckinpah si distingue per essere un’ode all’amicizia, anche se tutti i protagonisti sono delinquenti sanguinari. Tecnicamente, è noto per essere uno dei film composti dal maggior numero di inquadrature (3643, buona parte delle quali subliminali, ovvero impercettibili dall’occhio ma registrate comunque dal cervello). Virtuosismo non fine a sé stesso: il regista voleva una rappresentazione iperrealista della violenza (si veda la terribile sequenza finale). Il riferimento a ciò che stava accadendo in Vietnam è palese…
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Per lo stile di Peckinpah, senza ombra di dubbio da vedere è Pat Garrett & Billy The Kid, con la partecipazione straordinaria di Bob Dylan, autore anche della colonna sonora (vi dico solo Knockin’ On Heaven’s Door…). Per la riflessione sull’estetica della violenza, più o meno qualunque cosa di Martin Scorsese. Oppure i due Funny Games (1997 e il remake del 2007) di Michael Haneke.

A TOUCH OF ZEN – LA FANCIULLA CAVALIERE ERRANTE
(Xiá Nǚ, Taiwan, 1971; col. 180’) di King Hu. Con Hsu Feng e Roy Chiao.
Perseguitata dal malvagio Eunuco Imperiale, una ragazza esperta di arti marziali si nasconde in un palazzo infestato. Un pittore, un ex generale e un monaco la aiuteranno a trovare vendetta.
PERCHÉ VEDERLO
Il più bel wuxiapian (film di cappa e spada in cui i personaggi combattono fluttuando nell’aria) di sempre non viene da Hong Kong, ma da Taiwan. Un capolavoro d’avventura girato con duelli dalle coreografie elaboratissime, quasi da musical, e un utilizzo insistito e “straniante” del grandangolo, a ricordare i celebri shǒujuǎn, i rotoli distesi cinesi. La trama è così elaborata da riunire praticamente tre generi in uno: avventura, fantasy e persino la commedia sentimentale! Attenzione però: i ritmi non sono certo quelli di un action movie americano…
DOVE TROVARLO
Online, sottotitolato.
…E SE VI È PIACIUTO
…è un problema! I wuxia prodotti da, e per, Hollywood vanno dall’inutile all’orrendo. Quelli “veri”, come questo, non hanno una grande distribuzione…

WAKE IN FRIGHT
(Australia/USA, 1971; col., 109’) di Ted Kotcheff. Con Donald Pleseance e Gary Bond.
Durante le vacanze di Natale, un giovane insegnante si trova bloccato nel villaggio minerario di Bundanyabba, nel profondo outback australiano. Vivrà un’esperienza allucinante con alcuni abitanti del luogo, fra colossali bevute di birra e cruente battute di caccia al canguro.
PERCHÉ VEDERLO
Sia pur diretto dal canadese Ted Kotcheff (che nel 1982 realizzerà il troppo vituperato Rambo), Wake in Fright è considerato il film che diede origine all’Australian New Wave, che per un decennio portò un forte rinnovamento nel cinema locale. Non amatissimo in patria per la descrizione cruda e iper virile degli uomini dell’entroterra, è un capolavoro semi-sconosciuto, uno pseudo thriller in cui, sebbene nessuno sia mai esplicitamente in pericolo, il pubblico è sottoposto a una costante sensazione di disagio. Amatissimo da gente come Martin Scorsese, rimane purtroppo difficilissimo da trovare. Ripaga ampiamente della fatica della ricerca. Se siete sensibili alle scene di caccia (autentiche, in questo caso, come da didascalia governativa iniziale), lasciate perdere.
DOVE TROVARLO
Online, sottotitolato.
…E SE VI È PIACIUTO
Un tranquillo weekend di paura (USA, 1972) di John Boorman è il film che più ne ricalca stile e tematiche. Già che ci siete, date pure una (ri)guardata a Rambo: dopo questo film lo apprezzerete. Se invece volete approfondire il Nuovo Cinema Australiano degli anni Settanta, Picnic ad Hanging Rock (1975) di Peter Weir è una tappa obbligata.

LA GRANDE ABBUFFATA
(La Grande Bouffe, Francia/Italia, 1973; col., 132’) di Marco Ferreri. Con Ugo Tognazzi e Marcello Mastroianni.
Quattro professionisti di mezza età, ricchi e affermati, decidono di suicidarsi nella villa di uno di loro in un’orgia di cibo e sesso. Ad aiutarli nell’intento, una procace maestrina capitata lì per caso.
PERCHÉ VEDERLO
Marco Ferreri, il più estremo dei grandi autori del cinema italiano, coadiuvato da un cast eccezionale, mette in scena col consueto stile grottesco la disgregazione della società capitalistica post boom. I piaceri più comuni e agognati si trasformano qui in strumenti di morte, valicando persino i confini della consueta dicotomia eros/thanatos. Un film opulento, decadente, tremendamente disturbante, inadatto ai più impressionabili. Una tappa fondamentale per capire lo spirito del tempo.
DOVE TROVARLO
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Con Dillinger è morto (1969) Marco Ferreri, sia pure con uno stile diametralmente opposto, comincia il discorso proseguito poi in questo film. Sempre sul tema, impossibile tralasciare Ultimo Tango a Parigi (1972) di Bernardo Bertolucci. Se avete molto stomaco, e un bizzarro senso dell’umorismo, potete poi “volare” oltreoceano e guardarvi Society – The Horror (1989) di Brian Yuzna…

FRANKENSTEIN JUNIOR
(Young Frankenstein, USA, 1974; BN, 101’) di Mel Brooks. Con Gene Wilder e Marty Feldman.
Il professor Frederick Frankenstein, docente universitario e nipote del celebre barone Victor, proprio non ne vuole sapere degli studi del nonno. Cambierà idea, con conseguenze disastrose.
PERCHÉ VEDERLO
Perché, a mio (in)sindacabile parere è sul podio dei film più divertenti di sempre. Perché Mel Brooks lo gira con rispetto quasi filologico dei quattro film classici Universal (Frankenstein, 1931, e La moglie di Frankenstein, 1935, entrambi di James Whale; Il figlio di Frankenstein, 1939, di Rowland V. Lee; Il terrore di Frankenstein, 1942, Erle C. Kenton) di cui è la parodia. Perché la confezione è fantastica. Perché il BN è favoloso. Perché gli attori sono perfetti. Perché il doppiaggio italiano è talmente strampalato da sfiorare il genio, e la versione originale sublime. E potrei continuare.
DOVE TROVARLO 
OPAC Sondrio.
…E SE VI È PIACIUTO
Per apprezzarlo appieno, i quattro Universal sopra citati sono fondamentali. Di Mel Brooks, le parodie Mezzogiorno e mezzo di fuoco (sempre del 1974) e, per gli amanti del trash, Balle Spaziali (1987).

Mattia Agostinali

Una risposta a "That’s Entertainment!"

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  1. Dei film grandiosi! La cosa bella è che alcuni di questi ai tempi erano considerati di poco conto eppure sono riusciti a resistere contro certe pellicole che ai tempi venivano considerate di più. Inoltre sono ancora molto moderni sia a livello tecnico che per quello che mettono in mostra.

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