Averno

Per qualche istante, c’è solo buio, lo sfrigolio della pioggia che cade, e il lontano latrato di un cane.
Poi, iniziano a sentirsi dei passi che si trascinano lenti e pesanti, ai quali si accompagna un mormorio cadenzato e monocorde. Nella penombra, si inizia a scorgere la sagoma di Lucifero, che continua a camminare con lentezza. La sua voce roca si alza sempre più, sempre più, fino a quando le parole cessano di essere un impasto informe:

Non ti preoccupare: la pioggia è tanta, è fitta, e non cambia né d’intensità né di direzione, ma ti ci abituerai, esattamente come ci si abitua a tutto, e dopo un po’ non ci farai più caso, così come non farai più caso a quel cane che latra, ma che in fin dei conti le zanne le usa ben poco: imparerai presto che si accontenta di una manciata di fango, e che la cosa peggiore che può fare è farti paura, sai? fidati, fidati di me, che sono qui da tanto, e che da tanto sopporto questa pioggia che non cambia e che non cambierà mai – perché così è stato decretato tempo fa, tanto tempo fa, e così deve essere, e così sarà, in eterno! – ma non ti spaventare: lo so che l’eternità può fare paura, perché è un concetto strano, quasi impalpabile: ci si rimane invischiati, così, senza rendersene conto, e non lo si sa nemmeno definire, anche se forse è un bene, perché le definizioni spesso sono fuorvianti – non è vero? – ci illudono di avere una qualche comprensione di quello che ci circonda, quando il mondo non è fatto per essere capito… ma non vorrei confonderti, con tutto questo parlare: è che probabilmente questa è la prima e l’ultima volta che parliamo, perché è buio, e piove, piove sempre, e la pioggia è fitta, e una volta che ci si è salutati non è facile ritrovarsi, non importa quanto ci si cerchi: potrebbero passare anni, prima di ritrovarsi, forse secoli, e questo è peggio della pioggia, perché quella è certa e questo non lo è, e sono le cose incerte quelle che ci fanno più paura, e per questo sono certo che nessuno avrebbe così tanta paura della morte se solo si sapesse com’è questo regno, questo antico, eterno Averno, ma invece si passa la vita intera a domandarsi come sia, questo posto, se ci sia luce, se ci siano tormenti inauditi, se ci sia una qualche speranza di stare meglio di quanto si è stati in vita, e se solo si avessero le risposte a tutte queste domande farebbe meno paura, la morte, se solo tutti sapessero che dopo c’è solo questo: la pioggia, il buio, e un cane che latra, ma che le zanne non le usa, e anche se questa ti sembra una sorte miserevole, devi capire che è l’unica che l’uomo meriti, e quindi l’unica che può e che deve avere, perché l’uomo è un essere famelico e ingordo: non importa quanto mangi, dopo qualche ora avrà ancora fame, e non importa di cosa si ingozzi, la fame tornerà sempre, se non oggi, domani, se non domani, tra un anno, ed è questo il vostro solo peccato: nulla vi sazia, la vostra fame è eterna come questa pioggia che cade, da sempre cade, e ci bagna il viso, i vestiti, e imbromba la terra e ci entra dentro, fin dentro le ossa, e le rende pesanti, così pesanti che a fatica camminiamo, e quest’acqua ci resterà dentro per sempre, come per tutta la vita è restata in noi la fame, la fame che hai avuto tu, la fame che hanno avuto loro, la fame che ho avuto io, io che per primo nella storia ho avuto fame, io che per primo ho capito cosa volesse dire desiderare qualcosa e desiderarlo indipendentemente dalla volontà divina, e che per questo mio ardere di desiderio, per questo mio consumarmi nella fame sono stato scagliato qui, a trascinarmi nel fango!, ma non da solo, perché con me ho trascinato voi, che prima eravate beati e non desideravate nulla in quanto eravate concordi con la Sua volontà, ma che, morso il frutto del Bene e del Male, avete conosciuto la fame, e per questo vi siete guastati ai Suoi occhi, ma non ai miei, non ai miei: i miei occhi vi vedono, e vedono nella vostra fame – fame di cibo, di denaro, di donne, di potere, di santità – in questa vostra fame vedono la libertà, che è dissenso dalla volontà divina, ma siccome Lui ha questa libertà, questa deve essere sacra più di ogni chiesa, di ogni icona, di ogni rito, di ogni preghiera con la quale vi siete riempiti la bocca nel corso della vostra vita, ma che vi è stata inutile, perché la sorte che vi spetta è solo una, è solo questa: trascinarvi con me nel fango, ancora affamati, ma affamati nella vostra libertà di dissentire, che è una sorte certo migliore di quella degli angeli che, incatenati e concordi con Lui, non conoscono fame alcuna

Lucifero riprende a camminare, il passo ancora lento, appesantito dalla pioggia. Lo si sente ancora mormorare, fino a quando il buio non divora la sua figura.

Benedetta Carrara

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