Dare nome alle cose

La forza immodificabile del giornalismo è nel poter dare nome alle cose. Questo è il vero segreto del mestiere. Dare nome alle cose è un potere terribile. Significa rispettare la piena verità di ogni cosa narrata, che ha sempre un nome. Oppure far passare una cosa per un’altra. – G. Barbiellini Amidei, Quel ragazzo di via Solferino

È con questa frase che vorremmo introdurre brevemente la motivazione della scelta riguardante un nuovo mese giornalistico. Dopo i due “mesi del giornalismo” di gennaio 2020 e gennaio 2019, cambiata la programmazione del mese a tema d’inizio anno (nel 2021 infatti dedicato al tema della diversità), non era scontato ritornare a questo tipo di trattazione.
I motivi che la sconsiglierebbero sono presto detti: un’intervista, un’inchiesta, un reportage o una recensione possono risultare più “freddi” rispetto a un articolo, soprattutto se quest’ultimo è armonicamente inserito in una rubrica originale; luglio e agosto rappresentano i mesi delle vacanze, dello “stacco” e del rilassamento mentale: non è certo un caso che le hit escano sempre in questo periodo, che i talk show politici più seguiti escano di scena, e che nei telegiornali inizino a farsi spazio tematiche che altrimenti restano quasi sempre all’angolo (il caldo o il freddo, le spiagge, il turismo, eccetera). È forse proprio per questo però che, come del resto abbiamo fatto negli anni passati (l’anno scorso, per esempio, avevamo proposte “leggere” a luglio e ben più serie ad agosto), non smetteremo di riflettere.

Come emerge bene dalla frase di Amidei, parlare di giornalismo è attività sempre fondamentale; ricordarne le funzioni è forse addirittura più importante che attuarle, perché la prima possibilità è costante monito su quanto, oggi, spesso viene dimenticato: nel momento storico in cui definiamo “giornalisti” individui che ritengono che non ci sia il riscaldamento globale, e che per capirlo basti aprire la finestra d’inverno e sentire il freddo che fa; nel momento storico – non che ve ne sia stato uno diverso, perlomeno in Italia, per carità – in cui di giornali “liberi” (nel senso di non influenzabili dal potere, sia dal più solare che dal più occulto) ce ne sono forse un paio; nel momento storico in cui la presunzione d’innocenza diviene ipso facto presunzione di colpevolezza, non appena i media scatenano le loro penne virtuali contro il soggetto; oggi, insomma, troppo spesso viene dimenticato che fare giornalismo significhi rispettare la piena verità di ogni cosa narrata, mentre è fin troppo chiaro quale sia il rischio di questo mestiere: “far passare una cosa per un’altra”.
Ecco cosa ci ha guidato, nella pianificazione di questo luglio 2021: il sovvertimento di questo tipo di meccanismo, nonché la valorizzazione dei talenti dei ragazzi che sono in redazione o che, dall’esterno, collaborano più di frequente con noi. Chi scrive ritiene infatti che, purtroppo, in un’epoca in cui quasi tutti i giornalisti vengono pagati a battute, un altro grande problema del giornalismo sia l’immobilità della categoria – per intenderci, oggi intendiamo come “novità” nel campo del giornalismo una testata nuova, diretta e gestita però da giornalisti notissimi. Sembra impossibile aprire la finestra del giornalismo e far entrare aria fresca, aria nuova; e se impossibile è, quantomeno per ora, il farlo “in grande”, concorrendo con le testate più diffuse, grazie a queste settimane speriamo che non lo sia mostrare come, se le si sapessero e volessero cercare, le forze giovani abili e arruolabili per questo tipo di impiego ci sarebbero, eccome.

Nei giorni che verranno, dunque, troverete non articoli del tipo a cui siete abituati, bensì differenti (e varie) proposte, tutte unite dal fatto di essere tranquillamente inseribili in una testata tradizionale. Oltre a due tipologie cui invece siete più usi, cioè le interviste e la Lista di Mattia Agostinali, avremo infatti: recensioni e commenti su libri e opere; inchieste; saggi tecnici da giornale specializzato su una determinata materia; e due pubblicazioni su “cibo e dintorni”.
Ma vediamo tutto più nel dettaglio: Rebecca Bonini e Dario Bartolucci Lupi, dall’esterno della nostra redazione, porteranno la prima una recensione su Il corpo, di Stephen King e il secondo una riflessione partente da Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino. Lucia Bertoldini invece (anche lei autrice esterna, già però alla terza pubblicazione in pochi mesi con il nostro blog) porterà una inchiesta su come i giovani inglesi vivano la Brexit, grazie anche a un questionario che lei stessa provvederà a creare prima e diffondere poi. Al quadro di autori esterni alla nostra redazione si aggiunge Sofia Palumbo, già terza classificata al Concorso Poetico di tre anni fa, che porterà una riflessione tecnica, ma non per questo di difficile lettura, della psicoanalisi; e Matteo Cavazzi, all’esordio assoluto con il nostro blog, che scriverà un articolo sulla storia, e sui segreti, del tè. Peraltro, questo “inusuale” argomento verrà idealmente completato, e congiunto, con un’intervista di chi scrive: parleremo infatti con Gabriele Berbenni, gestore di Bagà, pizzeria quantomeno diversa dalle altre, non solo per proposte ma soprattutto per filosofia di cibo ed esperienza legata a esso. Seguirà poi, sempre a opera del sottoscritto, una più usuale chiacchierata con Simone Consorti, docente di Liceo a Roma nonché autore di vari romanzi e raccolte di poesie, ma anche drammaturgo (è andato in scena a Roma con un suo lavoro) e appassionato di street photography (ha tenuto mostre in Italia e partecipato a collettive in Russia), con il quale quasi sicuramente inizieremo una collaborazione di più ampio respiro di cui vi diremo in un prossimo editoriale. E non è ancora finita qui: oltre alla Lista di Mattia di cui s’è già detto, infatti, faremo dialogare tra loro gli autori delle poesie risultate sul podio del nostro ultimo Concorso: Francesca Parrotta e Francesca Giudici, autrici del blog, in veste di vincitrici del Concorso, converseranno rispettivamente con Marco Cavallero, terzo classificato, e Paolo Polvani, secondo classificato e premiato come miglior autore dalla Giuria, composta da Mirella Borgocroce, Paolo Zanardi e Mira Andriolo. Infine, Laura, direttamente dalla Grecia, ci porterà una sua riflessione scaturente dalla rappresentazione de I cavalieri di Aristofane al teatro antico di Epidauro, a cui la nostra autrice ha assistito in prima persona.

Insomma: come sempre tante, e come sempre varie, proposte.
Muovendo dalla hegeliana consapevolezza – “la lettura del giornale è la preghiera del mattino dell’uomo moderno” – e tendendo verso un ideale che oggi forse appare quasi irraggiungibile, e cioè quello così ben individuato da Gaetano Salvemini:

Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere.

Federico

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