Il sogno in psicoanalisi

Prima parte

“Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono, perché per tutto il giorno guardano cose indegne di nota; ma quando dormo, essi nei sogni vedono te, e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell’oscuro. Allora tu, la cui ombra le ombre illumina, quale spettacolo felice formerebbe la forma della tua ombra al chiaro giorno con la tua assai più chiara luce, quando ad occhi senza vista la tua ombra così splende! Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi, guardando a te nel giorno vivente, quando nella morta notte la tua bella ombra imperfetta, attraverso il greve sonno, su ciechi occhi posa! Tutti i giorni sono notti a vedersi, finché non vedo te, e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.” – William Shakespeare

Nel sonetto 43 Shakespeare ci illustra con giochi di parole poetiche di grande maestria e delicatezza un desiderio d’amore inappagato che si compie unicamente nel mondo onirico: le notti, luogo per eccellenza dei sogni, si trasformano così in giorni luminosi dacché finalmente il poeta può incontrare la sua dolce ombra amata.
Tutto ciò che è irrealizzabile durante le ore del giorno diviene inspiegabilmente possibile al sorgere della luna. 

I sogni nella storia hanno sempre affascinato l’uomo, capace di poterli ricordare, ma il loro valore intrinseco ha iniziato a prender forma grazie alla pubblicazione di uno dei testi più importanti del secolo scorso: L’interpretazione dei sogni di Sigmund Schlomo Freud. Con questo libro Freud aprì un capitolo importante nella storia mettendo in discussione l’ineffabilità del mondo onirico, il quale non era mai stato sottoposto alla lente d’ingrandimento della scienza. Già in epoche remote e presso gli antichi greci si cercava di far luce sugli eventi sognati dando loro un’accezione divina e mistica senza, però, riuscire a comprenderne il senso in modo soddisfacente: Freud, infatti, reputò alcune di queste antiche credenze fantasiose e prive di fondamento e fu spinto a trovare delle spiegazioni che potessero avere un comune denominatore: i desideri.
Citando lo stesso padre della psicoanalisi: “È ovvio che il sogno sia l’appagamento di un desiderio, dato che nulla, all’infuori di un desiderio, è in grado di mettere in moto il nostro apparato psichico”. Sono infatti i desideri e quindi le pulsioni di Eros che sollecitano l’uomo nel conseguimento del soddisfacimento degli impulsi e lo spingono verso la vita. Eppure non tutti i desideri possono essere esauditi nel mondo palpabile, molti di essi verranno repressi dall’Io e custoditi all’intero della parte più profonda della nostra psiche. L’Es si farà portavoce di questi ultimi e troverà nel sogno la via reggia per poterli rappresentare. 

Nonostante il sogno sia il luogo ideale per la manifestazione delle nostre pulsioni viene comunque attuata una censura per permettere ad ognuno di noi di continuare imperturbato il viaggio onirico: esternare le pulsioni in modo chiaro ed evidente potrebbe scoraggiare il nostro Io; la censura non è altro che il risultato del conflitto fra principio di realtà e principio di piacere, perciò potremmo definirlo un vero e proprio compromesso.
Freud riuscì a definire così due tipologie di contenuto all’interno dello stesso sogno: quello manifesto e quello latente. Il contenuto manifesto è quello che ognuno di noi si ricorda del sogno, il vissuto, l’esperienza stessa; mentre il contenuto latente è proprio quello che desta maggiore interesse per lo psicoanalista, è ciò che si cela al di là di ciò che appare, il cuore del sogno. Il sogno, per camuffarsi, usa diverse strategie di travestimento e tra le più importanti troviamo la condensazione e lo spostamento. Il ruolo della condensazione è quello di concentrare più rappresentazioni e pensieri in uno solo e, come ci illustra Freud , ”[…]Il primo risultato del lavoro onirico è la condensazione. Intendiamo con ciò il fatto che il sogno manifesto contiene meno del sogno latente, è quindi una specie di traduzione abbreviata di quest’ultimo.”. Lo spostamento, invece, consiste nel trasferire la carica pulsionale in una rappresentazione più tollerabile per l’Io: questo attenua l’ansia provocata dall’oggetto iniziale e permette un sogno placido e sereno.

Un esempio di influenza freudiana nel campo artistico è sicuramente il Surrealismo: la chiave portante dell’intera corrente è il rifiuto verso la razionalità e la logica e il totale abbandono all’inconscio, alla follia e al sogno.                        Come suggerisce anche il titolo dell’opera – Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio – di Salvador Dalì (uno dei massimi esponenti della corrente surrealista), essa è la raffigurazione di un sogno fatto dalla musa e compagna dell’artista, Gala, la quale fu importunata dal ronzio di un’ape nel bel mezzo di un placido sogno.
Il dipinto non è altro che la narrazione visiva del viaggio percorso da Gala dal mondo onirico verso il risveglio agitato: ricco di significati nascosti, il tutto è impreziosito da questa trasformazione onirica e metaforica di un’ape che muta in tigre.
Traendo spunto dalle teorie del padre della psicoanalisi, Dalì volle esplorare il mondo dei sogni arrivando a comprendere quanto questi ultimi ricoprissero un ruolo importante nella vita umana: era di fondamentale rilevanza dar sfogo al proprio inconscio anche in stati di veglia per poter esprimere totalmente il vero Sé nell’arte.

Per fare un parallelismo, anche uno dei più illustri e criticati pensatori moderni, Arthur Schopenhauer, afferma: “La vita e i sogni sono fogli di uni stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare”. [continua…]

Sofia Palumbo

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