Caporetto è in Slovenia

Viaggio al confine n° 1

Quando ho vinto un voucher per poter viaggiare nelle Alpi usando i mezzi pubblici, all’inizio di quest’estate, non ho avuto dubbi. Era da molto che volevo andare in Slovenia. E così sono partita. 
Il fine iniziale del mio viaggio sarebbe stato quello di raccogliere impressioni rispetto alla gestione del trasporto pubblico in quella zona delle Alpi, in vista di una conferenza di CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), che si è svolta ad Innsbruck il 20 settembre scorso. Ma non mi piace pianificare le cose, e così mi sono lasciata distrarre dalle persone che ho incontrato. 
La parte del viaggio che mi è piaciuta di più è stata quella che ho dedicato alla scoperta della Soča Valley, meglio conosciuta in Italia come la Valle dell’Isonzo. Questa vallata, che oggi viene regolarmente invasa dai turisti per fare trekking, rafting o sciare, ha molto di più da raccontare di quanto non venga presentato nei volantini per gli stranieri.

Il mio ostello si trovava a Kobarid, un paesello che gli Italiani continuano a chiamare Caporetto, convinti che si trovi in Italia. Devo ammettere che anch’io ero convinta che questa vallata si trovasse nel nostro paese, e parlando con il responsabile del Kobariški Muzej (Museo di Caporetto) ho capito che gran parte degli italiani, viaggiando in terra slovena, sono molto stupiti di trovare questo paese oltre confine. 
Per noi italiani, la zona di Kobarid muore dopo la famosa battaglia del 1917. Le grandi battaglie vengono ricordate in sé e per sé, ma nessuno ci racconta cos’è successo dopo. E in questo caso, soprattutto, quello che successe dopo è un misto di fascismo, repubbliche socialiste, indipendentismi, e dittature. Ma del resto, per noi italiani la zona di Caporetto non è interessante se non per la memoria collettiva dei soldati italiani sconfitti sulle cime delle Alpi Giulie.
I confini sono posti misti, poco stabili: pieni di storie nascoste, gente scappata, trasferita, persone poliglotte ma con una forte identità culturale propria. Non c’è purezza nei confini, forse è per quello che mi piacciono e mi sembrano più reali. Mentre ero in viaggio, ho deciso di raccogliere informazioni, racconti e fotografie su questa zona tra Italia e Slovenia, e adesso vi voglio riproporre questa raccolta in forma di reportage in tre puntate che troverete su Bottega di Idee. 

Puntata 1, fine ottobre 2021. “In questo negozio si parla Italiano.
Puntata 2, novembre 2021. “Slovenia (non) fa rima con sovietica.”
Puntata 3, dicembre 2021. “L’importanza di un nome.”

Queste tre puntate raccontano quello che non sappiamo sulla Soča Valley e sulla zona di Kobarid dopo la Prima Guerra Mondiale. La vera domanda non è tanto cosa non sappiamo. La risposta sarà sempre che non sappiamo mai abbastanza. Del resto, non siamo enciclopedie. 
La vera domanda è perché non sappiamo qualcosa. I sistemi d’informazione hanno sempre una gerarchia.

Lucia Bertoldini

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