Cloto, Lachesi e Atropo: chi tira le fila del destino

Come anticipato nell’articolo di apertura della mia rubrica “Voci Dall’Aldilà”, oggi parlerò con voi di tre assolute protagoniste della mitologia greca antica, che ancora sopravvivono nell’immaginario comune: le Moire. 

Dette Parche in latino, esse sono solitamente rappresentate come tre donne anziane, a volte addirittura malate. Per quanto legate alla Morte, sono infatti divinità percepite come positive, che evocano più pietà che timore, sia nell’antichità che nella modernità. Oggi vengono chiamate “kalokirades”, che significa “le buone signore”, e continuano a essere associate a concetti come gentilezza e bontà.
I nomi delle tre Moire erano Cloto, Lachesi e Atropo, e spesso venivano descritte come occupate nell’arte della tessitura. La metafora con questo ambito è ancora viva nel mondo moderno, dove per descrivere il momento della morte di un uomo si dice “il suo filo è stato tagliato”. 

Già in epoca antica non avevano un aspetto minaccioso o terrificante, ma era la loro autorità a renderle spaventose. Esse, infatti, compaiono già agli albori della letteratura greca, nell’Iliade di Omero, come divinità potentissime, superiori a tutti gli dèi olimpici. Zeus, Apollo, Atena, nessuno di loro può cambiare quello che le Moire hanno prescritto nel destino di popoli e uomini. Sono quindi dee molto potenti, che decidono le sorti del mondo e tradizionalmente sono rappresentate nel momento in cui tagliano “il filo del destino”. Le Moire decidono quando un uomo deve morire, ma non solo: possono lanciare maledizioni, offrire doni ai loro favoriti e infine possono ascoltare le preghiere dei mortali porgendo il loro aiuto. Una cosa, però, è sicura: nulla di quello che le Parche hanno scritto si può ridefinire. 

In Grecia esiste un breve racconto folklorico attraverso cui si tenta di spiegare il concetto per cui “quello che le Parche scrivono, non possono cancellare” (“oti grafoun i Moirais, den xegrafoun”) ed esso rende evidente anche il legame che queste divinità possiedono con il momento della nascita.
Le Moire, infatti, oggi vengono onorate con doni specifici alla nascita di un nuovo bambino e se questi onori non sono rispettati bisogna aspettarsi una maledizione. Alla nascita della sua prima figlia, una donna si dimenticò di offrire alle Moire dell’acqua e queste colpirono la neonata con un castigo: sarebbe per sempre stata una gran fannullona. Apparentemente innocua, questa maledizione provocò alla ragazza una grande difficoltà nel trovare un marito, tanto che sia lei che la madre si rivolsero nuovamente alle Moire per un aiuto. Le Moire, intenerite dalle due donne in preghiera e realizzando di aver esagerato lanciando il maleficio, non potevano però cambiare quel che avevano scritto. La ragazza sarebbe per sempre stata una fannullona ormai! Questo però non significa che le Parche non potessero cambiare il suo destino. Invece di modificare il suo passato, aggiunsero nuove pagine al suo futuro, prescrivendo che la ragazza avrebbe un giorno sposato un principe. 

Il racconto non solo dimostra il buon cuore delle Moire, sentite da sempre come divinità gentili e vicine agli esseri umani, ma dimostra anche la forza della loro volontà. Nelle loro mani è scritto il destino di tutto e di tutti e soltanto loro possono deciderlo. 
Nonostante, dunque, l’immagine che più si è diffusa delle Moire sia quella di coloro che scelgono il momento della morte degli uomini, esse sono in realtà molto presenti anche in altre due tappe fondamentali della vita umana, ossia la nascita e il matrimonio. Infatti, nella tradizione mitologica esse erano presenti durante la nascita di Atena dalla testa di Zeus e ancora oggi si crede che vengano a fare visita ai neonati dopo 3 o 5 giorni dalla nascita. Per quanto riguarda il matrimonio, il legame con le Moire è molto evidente a livello linguistico, poiché il matrimonio, quando si parla di una donna, è chiamato moira e non gamos

Il costume di portare doni alle Moire, soprattutto per consulti o preghiere in riferimento alla sfera matrimoniale e della maternità, si è protratto almeno fino al XIX secolo. Generalmente, i doni erano acqua e cibo, soprattutto miele e mandorle, e le Moire li ritiravano dopo tre giorni dall’offerta. Chi aveva infatti lasciato omaggi per loro, dopo il sopradetto lasso di tempo, tornava a controllare che essi fossero stati graditi.  

È di nuovo interessantissimo notare come queste divinità non siano sparite in epoca moderna e anzi si siano inserite all’interno del panorama cristiano. Esisteva infatti, sia nell’antichità che nella modernità, una “moira mou”, ossia un “mio destino”, una sorte personale sempre controllata dalle Moire che in questo caso però assumevano l’aspetto e le prerogative del cristiano angelo custode. 

Ancora una volta la Grecia ci dimostra la sua estrema vicinanza con l’antico e il suo atteggiamento conservativo dal punto di vista culturale e linguistico. Le Moire, così come Caronte, esistono ancora e hanno tuttora lo stesso compito che avevano nell’Iliade: guidare i destini. 

Laura

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