Così non mi sono inchinata

Agosto 2021. Dopo vent’anni l’Afghanistan torna nelle mani dei Talebani. La capitale Kabul cade nel giro di poche ore, le forze NATO si ritirano, i diplomatici e lo stesso presidente Ghani fuggono all’estero. I cittadini si aggrappano disperatamente alle ali degli ultimi aerei in partenza e per le donne inizia l’incubo dell’abnegazione. Tra loro c’è Crystal Bayat, 24 anni, attivista politica e voce della nuova generazione Afghana.

Cara Crystal Bayat,
donna sottratta alla facoltà di essere, restituita al futuro desolante di una terra senza diritto.Mi rivolgo a te, voce di una notizia intermittente che sovente scivola nel silenzio e il cui rilievo si limita strettamente al blocco mediatico di un talk show. Scrivo queste righe nella piena consapevolezza dei limiti con cui più e più volte la mia comprensione dovrà confrontarsi, al cospetto di uno scenario che a me giunge dai titoli dei quotidiani e che tu respiri nell’aria a ogni centimetro di vita.
In un agosto rovente ti ho vista scendere per le strade di Kabul, avvolta nei colori della bandiera nazionale, con il volto rivolto verso l’alto nella posa istantanea di un emblema di libertà. Un corteo animato seguiva il tuo passo di sostegno Costituzionale, mortificando a ritmo celere l’infamia di un regime.
Un grido di protesta articolato nei toni grevi della negazione, restituito suono per suono alle sorelle Afghane ingiuriate e minacciate, ridotte a strumento di potere da dettami inconfutabili. La sua eco prorompente ha conferito loro un frammento dell’autodeterminazione venuta meno in ogni ambito civile.
Gli uomini al tuo fianco nella ribellione resteranno il riscontro lampante di un’inedita coscienza sociale, concretizzata in un cammino universale e avulsa alla cultura del ruolo e della forza, espediente che giova particolarmente alle fondamenta dell’estremismo. La briglia di una paura incombente non  ha inibito il tuo coraggio da una scelta per cui la gratitudine non è ormai sufficiente: il dissenso di noi tutti deve nutrirsi della forza del tuo mancato inchino.
“Sono nata per il nulla” ha scritto la poetessa Nadia Anjuman. Io ho scorto nei tuoi occhi il principio di un avvenire concreto.
Una carezza nel vento,

Giulia.

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