Addio, Guru

Ieri 16 gennaio 2022, verso mezzanotte, è scomparso ‘il Guru’. Al suo posto solito, lungo Via Marsala, non lontano dall’Ostello intitolato a Don Luigi di Liegro, alcuni passanti hanno portato fiori e candele. Pare che la causa del trapasso sia stato un infarto fulminante dovuto al freddo di questi giorni. In diversi stanno omaggiando la memoria dello storico clochard, che passava tutto il tempo a leggere, giorno e notte in posizione yoga. Accanto al suo giaciglio si possono ancora trovare tantissimi volumi. C’è, per esempio, I subaffittuari dell’anima di Carotenuto, Cronaca di una morte annunciata di Garcia Marquez, La lotteria di Shirley Jakson, Giobbe di Joseph Roth, sopra una Storia dell’ebraismo. Probabilmente la mancanza di un genere preciso rivela che leggesse tutto quello che i passanti gli passavano. Aveva bruciature sul collo e sulla guancia destra, un età apparente di cinquant’anni e un forte accento dell’est. Non beveva né fumava. Nessuno, d’altra parte, l’ha mai visto mangiare; anche per questo motivo si era guadagnato il suo appellativo. Circa un anno fa, verso novembre, era improvvisamente scomparso, portandosi via il suo corpo, ma dopo due settimane si era materializzato proprio nello stesso punto che occupava da dodici anni. Il fatto che nessuno l’avesse, nel frattempo, occupato denotò, in quell’occasione, rispetto, quasi deferenza, da parte degli altri mendicanti, anche se, alla fine, non è corretto appellarlo “mendicante” visto che non ha mai chiesto soldi ai passanti, tantomeno “vagabondo”, dato che, tranne la breve assenza dell’anno scorso, per dodici lunghi anni non si era mai mosso. Forse la parola più corretta, la più esatta, è “abbandonato”. Un uomo che si è abbandonato (o è stato abbandonato) al suo metro quadrato, un essere umano che si è completamente abbandonato alla sua ossessione per la lettura. Resta il mistero del perché abbia eletto un pezzetto di marciapiedi e non un’aula di biblioteca o una sala d’attesa di un medico o un bagno per leggere.  “Dici che se li leggeva davvero tutti quei libri?”, mi chiede un passante, indicandoli. “Che motivo aveva di far finta?”.  “Forse per darsi un tono”.  Un ragazzo in particolare, sposta con cura le candeline in modo che non si rischino di bruciare le copertine. “Ci avevi mai parlato? Sapevi qualcosa di lui?”, improvviso un’intervista. “So solo che quel libro gliel’avevo regalato io”. Il ragazzo mi indica Ieri di Agota Kristof. Chissà se ci prendeva appunti, magari mentali.  “Conoscevi per caso la sua storia?” chiedo a un altro “Perché senti la necessità di portagli di fiori?”. “Non so, ci ero abituato”, mi risponde “Era una certezza, il fatto di vederlo sempre qui a leggere mi piaceva. Mi dava l’idea di una nobiltà oltre la povertà”. La terza ragazza cui faccio la mia domanda si presenta come una volontaria della Caritas diocesana. “Ultimamente non voleva quasi mangiare. O, perlomeno, anche se aveva tutti i denti, rifiutava le cose da masticare. Ho la sua scheda. So il suo nome e cognome, oltre che lo stato sociale, la città e la data di nascita, ma non posso rivelarli per la legge sulla privacy”.                                                   

Quando i fiori appassiranno e le ultime candele si spegneranno, qualcuno netterà questo tratto di strada e probabilmente butterà i libri, visto che non sembrano interessare ai suoi compagni; inoltre, con le nuove regole, le biblioteche comunali non li inventariano più, quelli usati. A nessun pazzo verrà in mente di intitolargli la strada che si è scelto come casa, ma forse continueremo, ancora un poco, a immaginarci la sua storia o, perlomeno, a ricordarlo come ‘il Guru’.

Simone Consorti

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