L’intervista a Dario

Caro Dario, la prima cosa che emerge chiara dalla lettura della tua biografia è uno stile tagliente, graffiante, spesso lieve e ironico. Come mai questa scelta e in che modo ti rappresenta? 
Ciao! Direi che il mio approccio spontaneo nella stesura dei miei testi cerca di essere il più vicino possibile ai lettori, che devono immedesimarsi e interessarsi a ciò che ho scritto, per questo cerco di essere più incalzante e coinvolgente possibile. 
Inoltre, nella vita di tutti i giorni mi ritengo a tutti gli effetti una persona creativa e spensierata, e i problemi li affronto di petto e subito, in modo da non accumularli e avere la possibilità di soffermarmi sulla quotidianità stessa con maggior serenità e lucidità. In questo senso, l’uso dell’ironia è il mio amuleto personale per difendermi dal grigiore di una quotidianità sterile, in un mondo sempre più asettico e conservatore e funge da deterrente per le tensioni di tutti i giorni.

Veniamo a uno degli altri punti chiave che emergono dalla lettura della tua presentazione: la molteplicità di interessi. Parli di amore per gli scacchi e il calcio, ma anche per la Sicilia. Sappiamo peraltro che sei appassionato di storia e, s’intende, letteratura. Dove sorge e come si sviluppa questa tua poliedricità?
Credo che tale eclettismo sia dettato dalla mia personalità tanto esuberante quanto sfaccettata. Infatti la maggior parte di questi interessi variegati sono scaturiti in situazioni completamente opposte della mia vita. La mia grande quantità di energie mi ha implicitamente attribuito una forte vivacità, con la quale ho rincorso una palla per tantissime ore della mia vita, partecipato a mostre e passeggiato senza sosta tra le piazze più belle d’Europa. La passione per la storia e per gli scacchi, che arde in me sin dalla tenera età, è dovuta all’interesse sfrenato che ho per la strategia, soprattutto quella politico-militare. La letteratura è arte, e come tale è impossibile resistervi. Infine la Sicilia oltre ad accogliere un’infinità di patrimoni storico-culturali è la regione da dove proviene mia madre, più precisamente da Catania.

Nel testo leggiamo di una tua passione per il giornalismo. Un piccolo giudizio complessivo sulla situazione generale del giornalismo italiano?
Seppur la mia visione sul giornalismo italiano sia contaminata da alcuni “professionisti” che non sanno adempiere pienamente al proprio dovere di divulgatori di informazioni verificate e certe, proverò a inquadrare meglio la mia prospettiva. Uno dei problemi cardine è la gerarchizzazione delle case editoriali dove i giornalisti lavorano, e cui libertà è limitata dai palinsesti prefissati dalla propria testata. Così vengono create molte fake news che possono sobillare il pubblico e indignarlo, raggiungendo così uno degli obiettivi principe di molte redazioni. Il discorso sui giornalisti è diverso, dal momento che vi è una buona preparazione in questo settore in Italia e la competizione è elevatissima.

Veniamo al tuo specifico con il nostro blog. Inizierai, come annunciato, dalla sezione ricerca. Cosa ti aspetti? E vuoi fare ai lettori qualche piccolissimo spoiler? 
Mi aspetto di imparare molte altre cose, di arricchire il mio bagaglio culturale per poi condividerlo con voi attraverso una riflessione ben meditata. Io credo che l’effetto sorpresa sia la soluzione migliore, anche perché nonostante le mie passioni principali siano già state sottolineate prima, credo che potrei sorprendere tutti, compreso me stesso, andando a scandagliare ambiti ancora non del tutto esplorati dal sottoscritto. Stay tuned!

Da lettore e non da autore, cosa apprezzi del nostro blog? E in cosa cercherai di migliorarlo con il tuo apporto personale?
L’evidenza del potenziale di Bottega di idee è quella di saper cogliere le occasioni quando si tratta di ricercare giovani giornalisti, pubblicisti, scrittori, blogger per poi apportare al proprio sito contenuti creativi e innovativi, efficaci e decisamente versatili. Infatti non è solo un compendio di informazione, cultura, aneddotica e filosofia, bensì è un luogo d’incontro per quasi tutti, dove si possono trovare tanti validissimi testi di molteplici tipi, e dove io credo di poter contribuire nel mio piccolo a crescere insieme per un vicendevole profitto.

Ultimissima cosa, più una curiosità che altro in realtà: hai detto di aver cambiato tre volte il liceo. Cosa diresti a un giovane in difficoltà indeciso fra il provare a proseguire un percorso scolastico avviato con difficoltà e il cambiare per fuggire da queste?
Bella domanda! Allora, la prima cosa che mi scoraggiò al liceo classico furono i professori che dissero che ero senza speranze solo dopo pochi mesi – oltre a parermi poco professionale, mi è sembrato decisamente poco costruttivo. L’impegno c’era e per questo consiglio a chiunque di seguire il proprio istinto; per non aver alcun rimpianto bisogna basarsi su ciò che ci gratifica maggiormente e di non arrendersi davanti alle difficoltà. Quando spontaneamente decidiamo di intraprendere un certo percorso, è bene arrivare fino in fondo, a prescindere da quanto dissestato e arduo possa essere.
Quindi cambiare scuola è una scelta legittima e, in alcuni casi, probabilmente, la migliore – l’importanza sta nella consapevolezza con la quale si affronta questo cambiamento.  

Federico

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