Oltre la deterrenza

Di fronte alla guerra in Ucraina scatenata da Putin, riflettere sulla questione dell’atomica risulta particolarmente attuale e applicabile al contesto concreto.

Ha causato notevole preoccupazione la decisione annunciata del presidente russo di mettere in stato di allerta le forze di deterrenza nucleare. Certamente si tratta di un messaggio lanciato alla comunità internazionale per ricordare che la Russia è la seconda potenza nucleare al mondo. In concreto, però, essa non ha alcun interesse nel mettere in pratica la minaccia esibita, essendo minacciata a sua volta dalla NATO con le stesse armi.
Questo momento storico rende evidente la fragilità e relatività del concetto di deterrenza nucleare: se da una parte è estremamente improbabile che una guerra si basi su armi di una simile portata, per via dell’altissima gravità delle conseguenze che ne deriverebbero, dall’altra la preoccupazione per questa lontana eventualità ci sarà sempre, non essendo completamente escludibile la situazione in cui un attore internazionale decida di passare all’azione. Da qui deriva una perenne tensione nella comunità internazionale che spinge gli Stati a cercare di concludere accordi con lo scopo di delimitare il più possibile il pericolo di utilizzo delle armi nucleari – primo fra tutti va ricordato il Trattato di non proliferazione nucleare del 1968 (NPT), con tutte le successive revisioni. 

Nel gennaio 2021 è addirittura entrato in vigore il Trattato sulla proibizione della armi nucleari (TPNW), che a differenza di tutti gli accordi precedenti si pone un obiettivo estremamente ambizioso: la messa al bando totale delle armi nucleari, rendendole illegali. Non a caso, purtroppo, attualmente dei 50 stati firmatari non fanno parte né gli Stati Uniti, né la Russia, né le altre potenze nucleari mondiali.

Un piano più realistico è stato proposto con il cosiddetto New START, un accordo bilaterale stretto tra Stati Uniti e Russia nell’aprile del 2010 e rinnovato nel febbraio 2021 da Biden e Putin per altri 5 anni, che segue la logica della progressiva riduzione degli armamenti nucleari delle due potenze che ancora oggi possiedono la maggior parte delle testate nucleari attive al mondo (stimate nel complesso superiori alle 13mila). 

Con la situazione odierna, questo piano condiviso dalle due maggiori potenze nucleari rischia di essere mandato all’aria.
La minaccia nucleare, pur passando in secondo piano rispetto alla guerra convenzionale che si sta combattendo attualmente sul territorio ucraino, è il più grande pericolo percepito dalla comunità internazionale in questi tempi di guerra moderni. Non si può dunque ignorarne la gravità.                              Le azioni ingiustificabili di uno Stato dal regime totalitario e corrotto, il cui leader non fa mistero della possibilità di utilizzare armi di distruzione di massa per raggiungere i suoi obiettivi, rendono per ora impensabile l’ipotesi del disarmo collettivo a livello internazionale – l’unica vera garanzia di sicurezza per tutti.                      
In questo momento peraltro risulta estremamente difficile il dialogo con Putin, che per giunta ha architettato una propaganda basata sulla contrapposizione ai valori occidentali. Egli infatti considera i diritti civili sanciti dall’ONU come una degenerazione della civiltà occidentale, che vorrebbe sostanzialmente deviare l’umanità intera verso principi innaturali opposti ai cosiddetti “valori tradizionali” di cui egli si fa portavoce. Così facendo, grazie a questa  retorica estremamente invasiva e violenta, è riuscito a convincere gran parte della popolazione russa della necessità di lottare contro quelle che vengono ritenute imposizioni occidentali. D’altra parte è anche vero che la principale giustificazione della sua offensiva bellica  davanti all’Occidente è stata la minaccia rappresentata dal sistema di difesa della NATO, in cui il nucleare è assolutamente centrale, e il possibile coinvolgimento dell’Ucraina nell’alleanza. Quest’ultimo aspetto rende evidente che, se da un lato bisogna condannare fermamente le azioni di Putin in quanto assolutamente ingiustificabili e contro l’umanità, va altrettanto riconosciuta la necessità di andare alla radice del problema, ovvero decostruire la percezione della minaccia nucleare. Il sistema di deterrenza nucleare costituisce infatti un circolo vizioso: uno Stato ricorre al deterrente del nucleare nel momento in cui l’avversario sta, anche solo potenzialmente, minacciando a sua volta di ricorrervi. D’altra parte quest’ultimo non potrà disarmarsi facilmente se l’altro persevererà nel suo intento di minaccia. Per uscire da questo cortocircuito serve un’unione di intenti che nel panorama attuale sembra pura utopia. 

Se è vero che oggi risulta quasi impossibile instaurare un dialogo serio basato su un terreno comune fra la Russia di Putin e i Paesi della NATO, è però evidente la necessità di iniziare a lavorare a lungo termine, in un’ottica di disarmo e dialogo, allo scopo di prevenire un nuovo scenario di questo tipo.                            La disattenzione per l’evoluzione della situazione, così come anche la reticenza nel concludere accordi concreti sul nucleare, hanno portato in modo indiretto alla condizione attuale: i rapporti tra la Russia e gli Stati occidentali negli ultimi anni sono stati infatti caratterizzati dalla paura di questi ultimi di affrontare direttamente i temi di maggiore interesse per la prima, che si sono infine manifestati brutalmente nella guerra odierna. Alla diplomazia è stata così sostituita la condiscendenza verso l’aggressiva politica estera russa. Giunti a questo punto, gli Stati occidentali si trovano in grande difficoltà a causa delle innalzate pretese russe, della forte dipendenza energetica e della sottesa minaccia di un inverno nucleare.                                                               

Sembra dunque che l’unica via di evoluzione possibile per l’umanità sia quella di rivoluzionare il sistema internazionale alla radice, ponendo come premessa un dialogo approfondito fra le parti, piuttosto che il ricatto nucleare.                                                
La grossa difficoltà sta nell’instaurare una base di intesa con Paesi dai valori opposti a quelli democratici. Eppure si è visto come la diffidenza tra attori statali, e dunque anche la costruzione di una propaganda nazionalista e xenofoba, si nutra di un circolo vizioso di ostilità e provocazioni che la minaccia atomica amplifica, anziché mitigare. 
Per quanto dunque il ricorso all’atomica sia solo una remota possibilità nella guerra attuale, questo è il momento di riflettere attentamente sulle pericolose implicazioni del sistema di deterrenza nucleare, che produce un’altissima tensione sempre latente nelle relazioni tra gli Stati.

Valeria Del

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