Istantanee dal passato

*avviso al lettore: nella versione mobile appaiono sopra le illustrazioni e sotto le poesie a cui si riferiscono (il mancato stacco fra queste non è modificabile da noi in alcun modo). Per visionarle a fianco delle stesse, ma anche per una più completa e gradevole fruizione in generale, vi basterà attivare la visualizzazione desktop – cosa che vi consigliamo fortemente per vedere le immagini a fianco del testo, posto il fatto che la visualizzazione da computer resta comunque preferibile. Specifichiamo infine che, per evitare a capo fuorvianti (nella versione desktop) rispetto agli originali, abbiamo uniformato i font delle poesie, rimpicciolendolo a seconda delle necessità. Grazie.

Un’altra alba, Simone Consorti (illustrazione di Lara)
Lì vicino a Dio
e accanto al posacenere
ti ho lasciato una cosa da leggere
L’ho scritta in una lingua
che non conosco
sotto dettatura di una voce
che masticavo
a stento
infedele come uno specchio
Leggila a tuo modo
annusando le parole
balbettando ad alta voce
o reso muto dallo stupore
aspettando un’altra alba
incensurata
senza più morte né speranza
Medita e dimentica
Quando poi l’avrai terminata
prima di rimpiangerla
poggiala di nuovo accanto a Dio
ma un poco più vicino


Pioveva il giorno del tuo matrimonio, Simone Consorti (illustrazione di Jorge)

Pioveva il giorno del tuo matrimonio
piove in questo del tuo funerale
ma oggi le gocce si confondono
e fanno più male
In questi vent’anni abbondanti
sei riuscita a farci entrare un’adozione
un divorzio
e una litigata talmente grande
che tuo figlio adottivo
dopo ti ha messa da parte
Sapendo anche il resto
e come ti si è portata via
quella malattia che fa rima con amore
oggi nessuno lo dice
“Morta bagnata morta fortunata”
e io neanche dico niente
Guardo in basso scansando lo sguardo
dei miei genitori e dei tuoi
evitando tutto quel che non sia io
Io che devo mandare le bozze all’editore
io che devo mendicare una recensione
io che dovrei preparare una lezione
io che devo uscire intero da questa chiesa che oggi ha fatto il pienone
A ripensarci pioveva
anche il giorno della tua prima comunione


Il passaggio del treno, Daniele Beghè (illustrazione di Alice)

Gli abitanti della strada
hanno fatto l’abitudine
al passaggio
dei treni sulla tratta Milano – Bologna,
che fa alzare il tono delle chiacchiere
di poco conto nel plateatico del bar.
I più fedeli nelle notti d’estate,
dal sudario del letto, distinguono,
basta un sussulto del pavimento,
i convogli merci da quelli passeggeri.
Aldo il vecchio pieno d’acciacchi
che vive al primo piano,
tormentato da quell’evenienza, una notte d’agosto che c’era lo sciopero
credette di essere morto.


Metafoto, Daniele Beghè (illustrazione di Bianca)
La foto dei miei nonni, negli orti
di via D’azeglio,
sul contemporaneo
sfondo di pomidori rampicanti,
così definita
nella precisione del bianco e nero,
nell’emulsione dei sali d’argento,
dal taglio dei capelli dell’Emma e dagli abiti
stile Grande Gatsby, è databile
agli anni venti del millenovecento,
è una metafoto. Mio nonno Guido
era fotografo.
Da molto tempo, la frequentai
fra il 1982 e il 1986, in quel luogo
sorge la facoltà di Economia
della città dove abito e anch’io
ho un ricordo, l’istantenea polaroid
della laurea, che da allora
mi incravatta.
Colta su quel medesimo
fazzoletto di terra, sul prospetto
di quell’orto, divenuto un andito
di convivenza fra i vivi e i morti.


Visure, Daniele Beghè (illustrazione di Bianca)
Nel cassetto della cucina componibile,
anch’essa a pensarci laccato
rimasuglio del sogno novecentesco,
il primo in alto, se lo apri riscontri
minuzie in forma di posate, fondamenta sedimentate nel gesto quotidiano.
Il vano delle forchette d’acciaio,
quello dei cucchiaini per il dolce
in basso, quello a destra per i cucchiai
da brodo, al centro, oltre il bordo,
i vecchi coltelli col manico di legno
che sembrano avere perso il filo
(non si lavano in lavastoviglie).
Tutti vani subalterni della particella portaposate, raminga nel foglio
immane del catasto famigliare,
di cui mi atteggio agrimensore.

A cura di Federico

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