Tra descrizioni e memorie

*avviso al lettore: nella versione mobile appaiono sopra le illustrazioni e sotto le poesie a cui si riferiscono (il mancato stacco fra queste non è modificabile da noi in alcun modo). Per visionarle a fianco delle stesse, ma anche per una più completa e gradevole fruizione in generale, vi basterà attivare la visualizzazione desktop – cosa che vi consigliamo fortemente per vedere le immagini a fianco del testo, posto il fatto che la visualizzazione da computer resta comunque preferibile. Specifichiamo infine che, per evitare a capo fuorvianti (nella versione desktop) rispetto agli originali, abbiamo uniformato i font delle poesie, rimpicciolendolo a seconda delle necessità. Grazie.

Another poem about forests, Gabriel Ascencio Morales (illustrazione di Giulia)
I wonder if the light posts felt powerful,
or if the sun was haunted by envy,
once they had harnessed
the modern power of electric light.

The light is ubiquitous, almost overbearing.
Nothing is invisible,
and all is public knowledge.

The remaining shadows
are cast by our bodies:
human souls stripped from mortal shell,
jerking and fumbling aimlessly;
hoping to find Hell
for Hell is better than emptiness.

The light burns yet we don’t feel it,
and our spirits are somewhere
yet not with us,
and this whole artifice
of modernity,
of telecoms,
becomes a wild forest
with no mythical beasts
nor talking trees,
for this world itself
is a hellish creature
beyond description.

And so, using my last impulse,
I wish I was lost in a real forest.


The city of sushi and cocaine, Gabriel Ascencio Morales (illustrazione di Lara)
I only noticed the church
between the two electric billboards
after feeling bored from staring
at the motionless, nightly river
that laid dead in front of it. 

I raised my sight a bit
to see the blinding lights
that I eventually could recognize
as being a beer ad and a movie ad respectively. 

Perhaps I was expecting Jesus
to be the one to blind me. 

I look at the church,
and I can almost see its soul
as it attempts—and fails—to fly away.


When Death read Epicurus, Gabriel Ascencio Morales (illustrazione di Lara)
He was told to be a philosopher
regardless of his lifetimes of age.
He was told to care and protect
for the things that brought him happiness.

He, the angel named Azrael,
was told death should not be feared,
for its arrival was not felt afterwards,
and its absence was welcome
before its announcement.

Hence, wishing to rejoice in his craft,
and being immortal by necessity,
he had no other option
but make Paradise out of terror:
to delight himself in
in the plight of the mortals.


Oasi, Giancarlo Baroni (illustrazione di Bianca)
L’aria bollente; il vento
deposita sabbia sulle stuoie
nelle pieghe degli abiti
dentro le narici. Però sotto i piedi custodiamo
un tesoro inestimabile: 
torrenti segreti sfidano le leggi naturali
superano la fantasia. Nel profondo
al riparo dal sole e dall’arsura
un fiume sgorga da epoche distanti. Una volta
il deserto era un lago e i boschi
crescevano rigogliosi sulle coste. 
Dai pozzi scavati nella terra
da queste bocche di polvere imploriamo
il sottosuolo di mantenersi generoso. 
Zampilli e papiri; le chiome dei palmeti
proiettano ombre fresche sopra gli orti.


Vi raggiungo a giocare, Giancarlo Baroni (illustrazione di Alice)

(infanzia nei borghi)

Torno ai miei borghi
bambino bisognoso
di abbracci riconosco
me com’ero, piccolo scattante;
dalla memoria ecco
i volti le voci della gente 
o forse me li invento
turbato dallo spavento
dei defunti. Li immagino
ancora giovani, vitali: vita
desidero nei miei pellegrinaggi
abituali. Nessun fantasma
ma bambini veri
in strada nei cortili sulle scale
dai vieni mi chiamano,
li raggiungo a giocare.

A cura di Federico

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