Sulle componenti del vivere

*avviso al lettore: nella versione mobile appaiono sopra le illustrazioni e sotto le poesie a cui si riferiscono (il mancato stacco fra queste non è modificabile da noi in alcun modo). Per visionarle a fianco delle stesse, ma anche per una più completa e gradevole fruizione in generale, vi basterà attivare la visualizzazione desktop – cosa che vi consigliamo fortemente per vedere le immagini a fianco del testo, posto il fatto che la visualizzazione da computer resta comunque preferibile. Specifichiamo infine che, per evitare a capo fuorvianti (nella versione desktop) rispetto agli originali, abbiamo uniformato i font delle poesie, rimpicciolendolo a seconda delle necessità. Grazie.

Annuncio l’inizio, Paolo Zanardi (illustrazione di Lara)
Annuncio l’inizio
dei lavori di restauro.
Dispiego gli acronimi in ridenti
fisarmoniche di carta stagnola
che suonano al soffio.
Tolgo alle sigle i punti,
le macchie d’acqua ai calici,
le spine ai silenzi.
Vini differenti cantano il cristallo
e una chiave di violino è l’abito perfetto
per le cangianti nuvole di ottobre.
Il loro strascico di sposa
lucida le cupole,
si impiglia in campanili.
Oggi l’imbrunire canta
solo arie senza convenzioni.


Nevica. La finestra, Paolo Zanardi (illustrazione di Michele)
Nevica. La finestra osserva scettica
il torpore della chiesa.
L’aria è spessa del ronzio
che l’autostrada fa in un altro mondo.
Sul davanzale i resti di una cimice,
l’esoscheletro sul dorso, le zampette
piegate come i connettori
di componenti elettrici fallati.
Con l’indice la spingo giù
in uno slalom tra i fiocchi
e un merlo precipita il becco
a saggiare il regalo.
Nulla da fare, esplorazione
infruttuosa, solo un secco fragile involucro
di chitina e carbonato di calcio.
Toccherà attendere momenti migliori
per un lombrico, una mollìca,
un pasto senza solitudine.


Sono d’acqua dolce, Paolo Zanardi (illustrazione di Giulia)
Sono d’acqua dolce
e sabbia di fiume grezza
ma nel sonno mi attraversano
gondole, preveggenze,
salmastro dondolìo.
Mi curo all’ombra di un vapore di perla
distillato in nuvola
e vorrei veramente dirti
oltre qualsiasi parola che mi evita
come se le fossi d’ostacolo.
Quanto tempo ci resta per fingere, quanto
per i versi ipocriti?
Caravelle di carta traboccano
da un minuscolo mare
simile a un catino di bontà sorgiva.
Se li accarezzi
anche i dubbi si addormentano.

A cura di Federico

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