Famolo libero

Da cinque anni a questa parte c’è un momento dell’anno in cui fogli di poesie, disegni, fotografie, prendono possesso di un pezzo della nostra città, per gridare qualcosa di cui si fatica a parlare, qualcosa che non trova spazio nel nostro percorso educativo, nelle nostre case, nei libri della nostra infanzia e nei media mainstream quando cresciamo: un discorso sulla sessualità libero da stereotipi e tabù.

Famolo Libero è un concorso artistico e letterario a tema erotico nato come modo per abbattere il tabù sul piacere sessuale nei luoghi della formazione permettendo di esplorarlo e discuterne, restituendo alla società una cultura collettiva libera da stereotipi e violenza di genere.
Nato nel 2017, in corrispondenza della Giornata internazionale peri i diritti della Donna, dopo la pandemia la sua collocazione è cambiata, trovando spazio a giugno e allargandosi dai soli luoghi del Sapere alla città intera.
A partire dal suo nome, che ricalca il “Famolo strano” di verdoniana memoria, il concorso si impone non solo di premiare, ma anche di diffondere un’idea diversa di sessualità, che metta in primo piano il consenso e decostruisca miti legati a una narrazione distorta.

Per questo ogni opera mandata viene esposta e chiunque durante la serata può leggere o raccontare qualcosa di sé e della propria opera, proprio perché il concorso, come tutto il festival all’interno del quale è inserito “Parti (il festival delle cose che ci piacciono)”, organizzato dal circolo ARCI Lato B insieme a Rete della Conoscenza, parte dal presupposto che gli spazi possono cambiare solo attraverso un processo di diffusione culturale.
Quest’anno il luogo prescelto per l’esposizione delle opere e per la serata di lettura è il Libero Giardino Baiamonti, sito nell’omonimo piazzale, un luogo sottratto al cemento per essere riconsegnato alla collettività, un luogo che è stato chiuso negli ultimi due anni, ora riaperto per essere vissuto al meglio da chi abita il quartiere ma non solo, insomma, un luogo nel pieno spirito della manifestazione.

Così il 24 giugno, dopo un mese di raccolta delle opere, i fili hanno di nuovo attraversato la città, incontrando abitanti del quartiere e passanti che sempre si fermano, curiosi o imbarazzati, a sbirciare tra quei fili d’arte che per un giorno riempiono la nostra città, parlando di una rivoluzione che parte dai nostri corpi.

Diego Piemontese

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